Recensione di Freud una serie di Marvin Kren

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Avevo molte aspettative su questa serie poiché il tema si presta a sviluppi interessanti. Tuttavia Freud è stata una visione tra il goliardico e l’inconcludente. I personaggi sono confusi e l’evolversi della trama è grottesco ed esagerato per approdare in un finale piatto e irrealistico. Cercare di razionalizzare il comportamento dell’instabile Fleur Salomé  risulta sin dal principio ridicolo e in un telefilm che parla di analisi non comprendere la psicologia dei personaggi crea delusione. Marvin Kren mescola malamente scienza e profano, creando nel complesso alcuni episodi “interessanti” a livello di souspance e altri molto piatti. Il quinto episodio in particolare, intitolato “Desiderio”, porta nella sua assurdità a un certo livello di curiosità grazie ai colpi di scena che va a creare, dopo questo però la serie sprofonda in un buco nero come se il regista non sapesse bene dove andare a parare e avesse girato senza costruire una vera e propria trama. La missione dei coniugi Szápáry, fil rouge della prima stagione, è tirata per i capelli e i fantomatici poteri di Sophia von Szápáry appaiono inspiegabili. Una serie che sconsiglio!

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Recensione – La voce della morte di Andrea Del Castello

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Tutto comincia con una giovane vita interrotta, Roberto Desideri, viene trovato cadavere davanti a una discoteca. Un caso apparentemente banale, quasi da non menzionare nelle pagine di cronaca nera, eppure il commissario Giorgio Cani fiuta qualcosa d’inquietante. Quello di Desideri sarà solo il primo di una serie di efferati delitti e l’inizio di una lunga e intricata indagine. Nel complesso una storia ben articolata, dettagliate le descrizioni della cornice, Parma, testimone silenziosa dell’ordinaria follia di un pazzo o semplicemente della follia del genere umano. Dopo la lettura, pur trattandosi di narrativa, non ci si può esimere dal farsi alcune domande. E’ la società corrotta e priva di empatia che genera “mostri” avidi di potere, gloria, ricchezza e sangue? O essa stessa rispecchia la mostruosità della natura umana nella sua semplicità, mai paga di ciò che ha, che vive in bilico su una perenne inquietudine placata solo da vizi? 

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Ozark una serie ideata da Bill Dubuque e Mark Williams

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Ozark è una serie statunitense che racconta le vicende della famiglia Byrde. A un occhio poco attento, Martin e Wendy sembrerebbero l’ideale della classica famiglia bene americana. 

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Improvvisamente  qualcosa inizia a non funzionare e i Byrde decidono di trasferirsi in un remoto paesino del Missouri, Ozark. In questa fetta di pianeta, dai ritmi   placidi, come il lago che fa da scenario alla serie, i Byrde  iniziano a scoprire diversi scheletri nell’armadio, il primo tra tutti, che il metodico e controllato Martin si occupa in realtà di riciclaggio di denaro di un cartello Messicano. La serie si articola al momento su tre stagioni ed è distribuita dalla piattaforma Netflix. Benché moltissimi siano gli elementi irrealistici di Ozrak la trama è molto avvincente. Gli interpreti sono ben calati nei ruoli e a differenza di serie più strutturate, realistiche e profonde  qui si focalizza l’attenzione sulla vita familiare in contesti estremi in cui al minimo errore si rischia di far perdere tutto. 

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Recensione “Ricordati di guardare la luna” di Nicholas Sparks

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Sparks non ha certo bisogno di nuove recensioni, ma sono i grandi autori ad alimentare l’amore per la narrativa. “Ricordati di guardare la luna” ha una trama semplice. Parla di un colpo di fulmine tra mare, surf, e cieli stellati. I protagonisti John Tyree e Savannah Lynn Curtis sono i classici modelli di un’America per bene. Lui ex ragazzaccio di un piccolo paese decide di redimersi e d’iniziare la carriera militare. Lei, bella e brava ragazza casa, scuola e chiesa. Personaggi praticamente perfetti, con piccole fragilità compensate da grandi valori, in cui è difficile immedesimarsi.  Nelle parole di Sparks tuttavia c’è un magico magnetismo. La cura dei dettagli del quotidiano é minuziosa, tanto da rendere un personaggio di base poco interessante come il padre di Jhon, con le sue routine e le sua ossessione per le monete, speciale e amabile. Questo è il secondo testo di Sparks che leggo e ho la conferma che per l’autore il vero amore debba essere struggente, qualcosa di molto diverso da una banale infatuazione o dal desiderio fisico. Un sentimento che va al di là della logica e del benessere per sé stessi, anzi più l’amore è impossibile più diventa puro e indissolubile. Questo è un romanzo di formazione in cui viene descritta la crescita di John, da una fase iniziale dove tutto sembra possibile a una fase adulta dove i sogni s’infrangono facendo i conti con la realtà. In certi momenti credo che la pillola amara sia stata addolcita, e che i personaggi di Sparks siano più come dovremmo essere che come siamo in realtà, talvolta schiavi di vizi e desideri. In narrativa tuttavia è lecito aspettarsi profili ineccepibili che siano d’esempio e conforto.

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The Witcher una saga di Lauren Schmidt Hissrich

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The Witcher è una serie fantasy statunitense basata sulla Saga di Geralt di Rivia scritta dell’autore polacco Andrzej Sapkowski. Nella prima stagione viene presentato Geralt e le comprotagoniste,  la strega Yennefer di Vengerberg e la principessa Cirilla. La regista sceglie di trattare le story line inizialmente separatamente rendendo il personaggio principale molto debole. La storia di Yennefer, molto dettagliata, gli ruba la scena. Le vicende invece che coinvolgono Cirilla sono abbastanza noiose, come il suo personaggio.  Geralt è un eroe burbero, piatto e monocorde che lascia allo spettatore non molto di più che la sua prestanza fisica. Il ruolo di Witcher lascia non poche perplessità visto che non viene spiegato quasi nulla. Per come è descritto sembra solo un mercenario cacciatore di mostri, ma alcuni riferimenti fanno intuire che c’è altro dietro, che non viene chiarito. Le storie “d’amore” sono debolissime, non creano grande empatia poiché fugaci e forzate. Ogni cosa pare molto condensata e frettolosa per essere compressa in modo da svilupparsi negli otto episodi a disposizione. Il personaggio che ne esce meglio è sicuramente quello di Yennefer. Non so se verrà girata la seconda stagione, ma la prima suscita interesse solo in pochi episodi  I personaggi potevano essere sfruttati meglio e avrebbe giovato una narrazione lineare invece che usare altalenanti flashback che sviluppano vicende in epoche ignote senza alcun vero parametro di orientamento.