Recensione l’Isola delle Rose un film di Sydney Sibilia

Il film s’ispira alla storia vera di Giorgio Rosa, un ingegnere romagnolo che per riconquistare la sua ex fidanzata, decide di costruire al largo delle coste di Rimini un’isola di metallo con l’ambizioso progetto di renderla uno stato indipendente, non soggetto alle leggi italiane. Ho visto il film diverse settimane fa pertanto molti dettagli mi sono sfuggiti, tuttavia ci tengo a parlare di questa pellicola poiché l’ho apprezzata molto. Sydney Sibilia ha fatto un egregio lavoro, curando i dettagli del periodo storico con maestria e imbastendo una storia ironica, divertente e coinvolgente. Il cast molto ben assortito con Elio Germano al timone, ormai un vero esponente del buon cinema italiano. Bello inoltre vedere finalmente approdare sulla piattaforma internazionale Netflix produzioni nostrane che se fatte con questa attenzione non hanno nulla da invidiare a quelle di altri paesi.

Recensione del romanzo di Mathias Malzieu “La meccanica del cuore”

Benché potrebbe essere impopolare, non ho amato molto questo romanzo, ho faticato a leggerlo e fatta eccezione per qualche aforisma godibile non vi ho trovato nulla di grandioso o emozionante. Vi è una certa originalità in alcuni dei personaggi, che fanno pensare ai film di Tim Burton, ma la storia è debole. La scrittura è eccessivamente aulica e si perde spesso in iperbole narrative che possono dire tutto come niente, bei pacchi regali dialettici che celano concetti vaghi e confusi. L’estremo romanticismo si perde in bicchieri d’acqua e del mondo fantastico di Malzieu si capisce poco o nulla, elementi surrealistici in un contesto realistico. In un film d’animazione tutto questo potrebbe andar bene ma in un romanzo le parole hanno un peso e ne sono state usate troppe per ribadire i soliti concetti e troppo poche per approfondire davvero la psiche dei personaggi.

Visualizza immagine di origine

Recensione di “Le imperfette” un romanzo di Federica De Paolis

Le imperfette racconta la storia di Anna, figlia di un noto chirurgo estetico, moglie di una versione giovane del padre, che dopo la nascita dei suoi figli inizia a vedere delle crepe in una vita apparentemente perfetta. Anna non è la classica spavalda e indipendente eroina moderna bensì un ingenuo uccellino prigioniero di una gabbia d’orata, una donna adulta, ma intimamente ancora bambina che gioca a fare la mamma. Queste premesse non portano ovviamente a nulla di buono, poiché il fragile equilibrio del suo mondo è in procinto di crollare sotto il peso d’inganni, sotterfugi e mancate verità. Benché la trama sia semplice e in buona parte prevedibile, ho trovato la lettura godibile, familiare e interessante.

Recensione di “L’estate che sciolse ogni cosa” un romanzo dì Tiffany McDaniel

L’estate che sciolse ogni cosa è un libro che mi ha toccato moltissimo, trovo che Tiffany McDaniel sia una fenomenale autrice emergente. Benché abbia trovato l’incipit lento, surreale, artificioso e poco scorrevole, la scrittura dell’autrice è talmente elegante e raffinata da convincermi a proseguire la lettura a dispetto di qualche perplessità. Verso la metà del testo gli eventi diventano più coinvolgenti e realistici, tutto ciò che appariva poco chiaro in principio acquista di significato. L’effetto domino sulla vita di Fielding causato dall’arrivo di Sal arriva al suo culmine palesando effetti devastanti. Mi ha colpito la profonda sensibilità ed empatia della McDaniel nel descrivere l’orrore, il male, il diverso e lo strano. Non esiste una vera normalità, ogni personaggio muta plasmato dai suoi traumi, governato da paura, rabbia, vergogna e facile preda dalla suggestione. Un testo dove in fin dei conti non ci sono veri eroi, ma esseri umani con grandi e piccole fragilità in precario equilibrio tra bene e male. Una lettura che consiglio e che non può lasciare indifferenti.

Recensione di Parasite un film di Bong Joon-ho

Una pellicola che ha fatto molto parlare di sé nel 2020, aggiudicandosi ben quattro Oscar tra cui quello come miglior film, mai assegnato prima a un film straniero. Parasite racconta la vita della povera famiglia Kim, una delle tante che abitano la Sud Corea, che sopravvive alla giornata arrabattandosi come può. I toni non sono tuttavia disperati come si potrebbe immaginare, ma vi è una sorta di gioiosa apatia e unione famigliare che sembra compensare il disperato status sociale. A spezzare gli equilibri precari è una vantaggiosa proposta di lavoro per il figlio minore Ki-woo, che dovrà spacciarsi per uno studente universitario e dare ripetizioni alla figlia maggiore della ricca famiglia Park, proprietaria di una maestosa e avveniristica dimora fatta di ordine, eleganza e raffinata bellezza. E’ in questo contesto che ogni minima difficoltà viene vissuta con estremo patema e apprensione dai proprietari, permettendo così alla famiglia Kim di insinuarsi passo dopo passo nella vita quotidiana dei Park. Gli avvenimenti scorrono al limite del plausibile con i classici toni di una commedia fino a quando improvvisamente tutto cambia e la storia diventa grottescamente drammatica.

Un film per cui non c’è stato amore a prima vista che tuttavia ha lasciato il segno e un buon margine di riflessione. In molti vedono in questa pellicola la lotta tra classi sociali e l’incapacità di elevarsi a uno status superiore in un mondo in cui gentilezza ed ingenuità sono un lusso per soli ricchi. Altri sottolineano l’incapacità delle classi povere di coalizzarsi e acquisire così la forza necessaria per una svolta di vita significativa. Dal mio punto di vista c’è un fondo di verità in entrambe le visioni, Parasite è un film singolare, strano e originale sotto molti punti di vista.