Recensione Mr Robot

Mr. Robot è una serie statunitense che vede come protagonista il talentuoso Rami Malek nei panni di un abilissimo hacker. La trama sulle prime pare avvincente, ma ben presto s’impantana su episodi lenti, noiosi e surreali che creano solo confusione. Non ho apprezzato come è stata implementata la questione delle molteplici identità del protagonista, a mio avviso c’erano così tanti spunti narrativi che questo tentativo di creare suspense è stato abusato mettendo a dura prova la sospensione di credulità del pubblico. Ciò che salvo è il cast, abile ed espressivo. Molti sono i personaggi che restano impressi: Christian Slater nel ruolo di Mr Robot, Carly Chaikin nel ruolo di Darlene, Elliot Villar nel ruolo di Fernando Vera, BD Wong nel ruolo di Whiterose e Michael Cristofer nei panni di Phillip Price. Una serie di attori eccellenti per un progetto che arranca sugli specchi della credibilità.

Recensione di Sex Education

Sex Education è una serie tv britannica strutturata ad oggi in tre stagioni, racconta le vicende del giovane Otis Milburn, figlio di una nota sessuologa e di alcuni dei suoi compagni di scuola. Il taglio della storia è comico satirico e mira a sdoganare il tabù della sessualità adolescenziale, spesso trattata con imbarazzo, vergogna e poca competenza. Nel complesso, benché si raggiungano frequentemente picchi di assurdità, ho apprezzato questa serie soprattutto per la scelta del cast. Giovani attori non bellocci e pettinati, ma strani, particolari e atipici, con personalità distinte e strutturate. Non ho trovato tutti i personaggi ben caratterizzati allo stesso modo, quelli che mi hanno colpito maggiormente sono quelli di Maeve e Isaac, ritengo tenera l’interpretazione del personaggio di Aimee e molto convincente quella di Gillian Anderson nei panni della madre di Otis. Una serie non certamente impegnata che ho avuto il piacere di vedere.

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Recensione Valeria

Valeria è una serie tv spagnola creata da María López Castaño e basata sulla saga di romanzi scritti dall’autrice Elísabet Benavent. Racconta la storia di un’aspirante scrittrice e del suo tentativo di riuscire in questo mestiere tanto affascinante quanto complicato. A prescindere dalla trama, la serie descrive la generazione dei trentenni contemporanei, alle prese con tante incertezze, in cui il trade-off tra carriera e sfera famigliare è netto. Forti le tinte romance e la fiducia nei rapporti d’amicizia tra donne, relazioni che possono risolvere nel lungo periodo qualsiasi dramma. Marcata invece la sfiducia nelle relazioni amorose, che dopo un epilogo sfavillante rischiano quasi sempre di perdere di brillantezza e stabilità. Il cast è ben congeniato e mi piace l’approccio libertino usato per le scene erotiche. Ho guardato con piacere questa serie e amato molto il modo in cui Diana Gómez interpreta la protagonista. Per contro ho trovato gli attori maschili bellocci e privi di personalità. Nella serie tutto è sempre ammantato da una magica polverina che rende tutto possibile, come in una fiaba, dove tuttavia il principe azzurro non è quasi mai un partner.

Recensione di Replay: Una vita senza fine

Jeff Winston si ritrova intrappolato dopo la sua prima morte in un loop temporale che gli ripropone la sua vita da un certo punto in poi, avendo però coscienza del suo passato e di molti degli eventi che andranno a condizionare il futuro. Chi non ha mai sognato di agire o fare cose diverse dopo aver visto l‘esito di alcune scelte? Chi non vorrebbe avere accesso a informazioni che gli darebbero illimitate risorse economiche grazie alla consapevolezza degli eventi futuri? Immagino che in molti vorrebbero vivere una situazione simile, la vita dopo tutto è un crogiuolo di strade non percorse, un percorso alla cieca verso un orizzonte indefinito, senza un navigatore o un libretto d’istruzioni. Lo chiamano libero arbitrio, ma spesso sembra più un procedere per inerzia con il rimpianto di ciò che avrebbe potuto essere e che invece non è stato. Le descrizioni dei tempi, dei luoghi e degli eventi sono minuziose e accurate tuttavia mai ridondanti, viene facile immergersi nella storia e rivivere con Jeff le tappe più importanti della sua lunga esistenza. Le vicende sono così vivide da vedere nell’autore quasi un “profeta” della condizione umana che dietro l’espediente narrativo vuole comunicare una verità più profonda. Un libro che consiglio anche a chi non è appassionato del genere.

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Recensione di Dune un film di Denis Villeneuve

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Dune è tratto dal romanzo di fantascienza omonimo scritto da Frank Herbert nel 1965, testo che ha influenzato le produzioni di genere negli anni a venire, in primis Star Wars. Non sapendo gli antefatti si potrebbe credere che il film sia un patchwork variegato di cose già viste, con elementi Steampunk uniti a un assetto medievaleggiante. La realtà è che fu Herbert a inventare molti scenari poi riutilizzati in altri contesti narrativi, persino la recente serie spin off The Mandalorian, con il suo culto ricorda molto quello delle streghe Bene Gesserit. La storia di per sé è complessa e avvincente, un mondo nuovo, una famiglia nobile gli Atreides con un incarico che sembra un dono ma che nasconde numerose insidie. Un giovane erede al titolo, insicuro, pallido ed emaciato che vorrebbe fare di più per la sua casata. Torbidi segreti, circondano la sua nascita e pesante aleggia su di lui una profezia, che lo vedrebbe come il messia (Matrix) che salverà il popolo di Arrakis. Il cast è preparato, l’attrice che mi ha colpito di più è Rebecca Ferguson nel ruolo della madre di Paul. Il protagonista, intrepretato da Timothée Chalamet, in certe scene mi è sembrato forzato, per non parlare della tanto acclamata Zendaya al festival di Venezia, che di fatto in questo episodio regala solo belle inquadrature. Gli scenari, i costumi e gli effetti speciali sono molto curati. Per quello che riguarda la sceneggiatura, ci sono dei punti in cui ci si perde. Molto sfruttato l’uso ripetuto di colpi di scena, che rende la pellicola avvincente, tuttavia vi è un’esagerazione in certe sequenze che lo rendono poco plausibile. Nel complesso ci sono ottime premesse per questa saga, che ritorna ancora a far parlar di sé dopo 56 anni, prendendosi nuove lodi. Frank Herbert per la sua opera ha vinto tutto ciò che poteva vincere e certamente non ha bisogno di un revival postumo, tuttavia l’originalità e la complessità del suo testo meritano di restare in vita anche per le generazioni contemporanee. La fantascienza, soprattutto in Italia è ancora un genere minore, benché vi sia una vivace produzione, soprattutto di testi che mixano tra fantasy e fantascienza. Questi colossal hanno il merito di gettare una luce verso questo ramo narrativo che per il bel paese è classificato ancora come genere per ragazzi. Più di questo non posso dire poiché i film a puntate lasciano sempre un po’ d’insoddisfazione, abituati oggi come oggi allo streaming che permette di godere di serie ben fatte con episodi subito disponibili, tuttavia resta una buona scusa per tornare al cinema.

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