“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si racconta” cit G. Marquez
(Dal libro “GIOCO DI SOCIETA'” di Domenico Rega)
La mia recensione del film “Divergent” di Neil Burger.
(voto 3 su 5)
Penso che questo film sia molto bene realizzato e il cast molto ben scelto.
Lo volevo vedere da molto tempo e non ha assolutamente deluso le mie aspettative.
Impossibile non fare un confronto tra «Divergent» e «Hunger Games» per certi versi figli di uno stesso genere cinematografico, poco importa se in Divergent siamo sulla terra in un futuro post bellico.
Il film anche in questo caso è ispirato ad una saga letteraria, non avendola letta posso basarmi solo su quello che ho visto. Benché il film mi sia piaciuto sono molti i punti che mi lasciano perplessa, rendendolo nel complesso inferiore alla saga degli «Hunger Games».
La suddivisione in fazioni, non è una grande novità. Il fatto che nel futuro si possa pensare ad un governo basato sulle caste risulta aberrante, dato che sarebbe la conferma che la storia dell’umanità fino ad oggi non ha insegnato nulla.
In Hunger Games il regime totalitario di Snow metteva gli abitanti dei vari distretti in condizioni tali da non potersi ribellare. Situazione differente in Divergent dove tutti accettano l’ordine costituito del sistema in maniera convinta. La protagonista infatti lo comincia a mettere in discussione solo dopo aver scoperto di essere una Divergente.
Trovo riduttivo inserire solo cinque fazioni e molto strana l’esistenza degli esclusi, dato che tutti devono essere inquadrati in una fazione (da qui il problema dei divergenti) non è chiaro il perché esistano delle persone escluse, che dal mio modo di vedere le cose avrebbero potuto organizzarsi e decidere magari di cambiare un regime che li obbligava a vivere come dei mendicanti.
Se è la perfetta programmazione che viene cercata, l’escluso non dovrebbe esistere ma semplicemente andrebbe eliminato. Assurda la ricerca dei pochi divergenti o il preoccuparsi delle grandi minacce fuori dal muro, con un gruppo interno insoddisfatto, infelice ed emarginato. Povertà e disperazione portano a violenza e a criminalità, strano che questo non sia stato sfruttato.
Passiamo adesso agli «Intrepidi», la fazione protagonista del film. Ogni paese ha un suo esercito, sarebbe bello non fosse così, tuttavia sono felice che il nostro non se ne vada in giro per la città a saltellare su e giù da palazzi e da treni in corsa (ma il treno che prendono sempre dove va? sopratutto quanti ne passano a caso?). La paura è sicuramente il nemico più grande dell’uomo, ma la gentilezza e il rispetto sono dei valori importanti. Mantenere l’ordine con minacce e soprusi fisici a mio avviso non è un modo intelligente di gestire un esercito del futuro, possibile che in questa realtà l’evoluzione dell’umanità abbia avuto una botta d’arresto così radicale? Non ho capito da quale minacce devo proteggere le altre caste gli intrepidi, visto che dopo il muro ci sono «i pacifici», felici agricoltori che coltivano la terra e allevano il bestiame. Se ci fossero delle minacce reali fuori dal muro, come farebbero i pacifici a vivere serenamente la loro vita?
Fino a qui ho messo in discussione tutto eppure il film mi è piaciuto. Gli attori sono stati determinanti in questo.
La bella e dolcissima Shailene Woodley nei panni di Tris, riesce a dare un’interpretazione molto più divertente e accattivante della Lawrence in Hunger Games. Allo stesso modo Theo James, a dispetto del nome del personaggio, Quattro (a rischio di un effetto Bonzo, come in Ender’s Games) riesce a renderlo molto interessante. A confronto Peeta e Gale (protagonisti maschili di Hunger Games) sembrano noiosi e privi di personalità, non saprei dire se dipende dal fatto che i ruoli sono diversi. Katniss anche nel libro non è trainante come protagonista e l’interpretazione della Lawrence è in linea con quella descritta dai romanzi, per i due ragazzi Theo James dimostra che si poteva fare di meglio, il suo profilo in fondo non è molto diverso da quello di Gale.
Si potrebbe parlare delle profonde filosofie della natura umana, postulate dalla Matthews (aspirante leader del nuovo mondo) ma trovando un regime così costituito profondamente arretrato e irrealistico, penso che «Gli eruditi» (fazione in lotta per il potere) hanno ben poco da stare allegri, perché tutta questa grande intelligenza proprio non la vedo.

Non sapevo che tipo di impatto potesse avere il mio romanzo una volta reso noto.
Devo dire che se scrivere un libro non è semplice, ancora più complesso è spingere le persone a leggerlo.
L’auto pubblicazione ha grossi limiti in termini di pubblicità, sopratutto per un esordiente. Sto comunque avendo le mie soddisfazioni e vorrei ringraziare tutti coloro che hanno dedicato il proprio tempo alla mia opera!



Di Monica
Letto in un pomeriggio di noia ……me l’ha risolta …..e mi ha dato delle speranze …scritto in maniera scorrevole ,piacevole ,apre le porte su un mondo oscuro con leggerezza…ottima prima prova ,da leggere ……
Finito di leggere in questo momento, esser bloccati a letto dopo un infortunio non è piacevole e questo libro mi ha strappato più di qualche sorriso.
Fluido e scorrevole, un bel romanzo breve.
Maria
Brava …hai raggiunto il tuo obiettivo :la tua storia e’arrivata al mio cuore
Letto tutto d’un fiato
E non leggo romanzi rosa e lascio subito ciò che non mi attrae !!
Quindi sei stata doppiamente brava ….
E ‘bello sapere che hai una famiglia che ti sta accanto e ti aiuta ..
Ti auguro tutto ciò che desideri !!! La piccola la hai chiamata Speranza
Le tue parole danno speranza ed i lieto fine ti riconciliano con la vita
Federica
Storia avvincente, ma anche realistica; una storia in grado di farti realizzare quanto imprevedibile possa essere la nostra esistenza; ma anche quanto, un grande amore, sia in grado di farti rinascere e farti vedere uno sprazzo di luce in quello stesso punto in cui, poco prima, vedevi solo il buio.
Susanna Positivo, bella la trama attuale, scrittura sciolta si legge tutto d’un fiato , aspetto il secondo libro. 
Francesca “Ho letto il libro . Il vissuto di una ragazza che diventa donna attraversando piccole e grandi esperienze di vita , provando disincanto e delusione per poi riappacificarsi con la vita e l’amore anche quello verso se’ stessa’. Scrittura fluida leggera ma coinvolgente. Primo .di una ragazza in evoluzione…” 
Americo Di Gregorio
Profumo di giovinezza
Quando ricordiamo la nostra giovinezza soffriamo della nostalgia per quel ” meraviglioso ” mondo perduto per sempre. Meno male ! Verrebbe da esclamare perchè il libro di questa giovane scrittrice ci trasmette la realtà a volte piena di piccole o grandi sofferenze che attraversiamo da giovani . Scritto con una naturalezza rara , le prime pagine sono deliziose .Eleonora sa scrivere come se fosse la cosa più facile al mondo . I dialoghi che narra sono vivi e veri , sembra quasi di ascoltarne le voci , sentire i tremori e le emozioni . E\’ tutto così estemporaneo che , senza errori , con una grammatica perfetta,sembra la prima bozza scritta d\’istinto , invece è un miracolo di rara purezza letteraria. (Che emozione!) 
Il romanzo nasce da una storia che porto con me da tanto tempo. Cosa mi sarebbe successo se la mia vita fosse stata diversa? Se al posto di trovare un ragazzo innamorato ne avessi trovato uno subdolo e meschino?
Rossana non sono io, non parliamo di un romanzo autobiografico, ma che trae ispirazione dalla vita di tutti i giorni spaziando un po’ nella fantasia. Devo ammettere però che c’è di mio più di quello che avrei voluto e tengo a precisare che ogni riferimento, a persone reali è puramente casuale ai fini della storia.
Il centro di Milano lo vivo e lo conosco, il caffè e il castello fanno parte della mia vita, la cornice dopotutto ci influenza. La mia nebbiosa città del nord non è come la Roma di molti romanzi. Ogni luogo condiziona i suoi personaggi, dicono infatti che noi qui siamo più freddi e dediti al lavoro. Vero, dopotutto al mare non ci possiamo andare, il naviglio è inquinato, in inverno fa freddo, siamo sempre di fretta e molto stressati. (Il milanese imbruttito)
Non può inoltre lasciare indifferente la situazione disastrosa dei non più giovanissimi trentenni, sempre più laureati, qualificati e con meno certezze di un tempo, divisi tra lavoro e famiglia, oramai scoraggiati da una realtà che offre solo disgrazie. L’assistere ad un Tg penso sia la tortura peggiore che possa esistere, per certi versi più agghiacciante delle rivelazioni di Adam Kadmon.
Come dice Elisa nella sua canzone “A modo tuo”, “sarà difficile chiedere scusa a mio figlio, per un mondo che è quel che è, io nel mio piccolo tento qualcosa ma cambiarlo è difficile”. Scrivere è un arma potente, poche parole possono ferire più di mille lame. Il mio libro è solo una goccia nel mare, ma anche lui come gli altri ha un suo ruolo e merita di esistere.