Recensione di Dune (parte due)

A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante. La fotografia, gli effetti speciali e la ricostruzione di Arrakis sono stupendi, trasportandoci direttamente nella mente di Herbert e dando vita al suo mondo con grande precisione. Tuttavia, ci sono alcune parti che generano confusione; se da un lato si spiega che non vi è nulla di veramente mistico in Paul, dall’altro vi sono troppe cose misteriose, come l’uso della voce e i poteri premonitori, che non possono essere imputati solo all’acqua della vita. Villeneuve avrebbe potuto colmare questi vuoti di trama per conferire alla storia una maggiore coerenza interna. Nel complesso, è stato un bel film, più o meno come me lo aspettavo.

Recensione Serie Blackwater

La serie Blackwater è stata scritta da Michael McDowell nel 1983 e pubblicata in Italia nel 2023 da Neri Pozza in sei accattivanti volumi pocket. Il primo romanzo, intitolato La Piena, introduce il lettore in questa realtà familiare in un’epoca immediatamente successiva alla prima guerra mondiale. Sin dalle prime pagine, però, l’autore vuole farci sapere che c’è qualcosa di soprannaturale grazie al personaggio della bellissima e misteriosa Elinor. A dispetto però dei primi capitoli, la storia poi vira su una trama piatta e tutt’altro che mistica, concentrando l’attenzione sulla rivalità che nasce tra Mary Love, matriarca della facoltosa famiglia dei Caskey, e la giovane Elinor, che ambisce a farne parte benché spiantata e con un passato enigmatico. La lettura è scorrevole, ma avendo McDowell giocato la carta dell’horror, riportare tutto a una banale guerra fredda familiare, fatta di piccoli dispetti, occhiate malevole e ricatti silenti, è un po’ come aspettarsi uno spettacolo pirotecnico e vedere esplodere un petardo. Nel primo libro, difatti, non succede granché, lasciando da un lato insoddisfazione e dall’altro la curiosità di dove l’autore voglia andare a parare. Nel secondo romanzo, La Diga, la solfa però non cambia e la trama evolve in maniera ordinaria, una vera e propria House of Caskey, in cui a tratti ti dimentichi che stai leggendo un horror, fino a quando succede qualcosa d’insolito che ti riscuote per farti ricadere subito dopo nella placida vita ordinata e ordinaria delle campagne del sud. Non dico che sia una serie pessima, McDowell scrive bene ed è abile nella caratterizzazione dei personaggi, tuttavia per quelli che sono i contenuti della storia risulta a lungo andare prolissa, ridondante e ripetitiva; molti eventi potevano essere risolti prima senza sforzo, pertanto a metà del quinto libro ho abbandonato la lettura. Non so se in futuro la riprenderò, ma per il momento non mi ha appassionato abbastanza.

Recensione di Orion e il Buio

Orion e il buio è un film d’animazione distribuito dalla piattaforma Netflix. Racconta la storia del piccolo Orion che convive quotidianamente con una lunga serie di paure che lo paralizzano e gli impediscono di godersi la vita e di fare nuove esperienze. La vita di Orion tuttavia cambierà grazie a un amico impensabile: il Buio. Non mi aspettavo un granché da questo cartone ma devo dire che l’ho trovato veramente originale. La paura del buio è una delle più comuni soprattutto nei bambini e dargli una voce è stato esilarante, come simpatici sono stati gli altri personaggi. Inoltre anche l’evoluzione della trama non è stata scontata. Nel complesso è un cartone godibile e che consiglio, anche perché come dice Ipazia i piccoli non richiedono particolari giri pindarici o significativi per amare una storia. Per fare l’avvocato del diavolo però trovo che benché il conflitto tra luce e buio sia plausibile alcuni degli altri personaggi seppure buffi non hanno utilità, in particolare Insonnia e Rumori notturni. Il ruolo di Dolci sogni è un po’ mal gestito visto che non sempre i sogni sono piacevoli e non è stato prevista un’entità dell’incubo. La trama inoltre non prevede un vero e proprio cattivo se non la paura stessa e l’introduzione dell’ultimo personaggio Tycho è fatta una un po’ frettolosamente e fà un pò l’effetto deus ex machina.

Recensione Povere Creature

Povere creature è un film del 2023 diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos. Questa pellicola ha fatto molto parlare di sé e si è già aggiudicata diversi premi e candidature importanti, tra cui il Leone d’Oro a Venezia. La storia si ispira al romanzo omonimo dell’autore Alasdair Gray. Al centro c’è ancora una volta un uomo di scienza, interpretato da Willem Dafoe, che “gioca” a fare Dio, non a caso il suo nome è Godwin. Il chirurgo, come il Frankenstein di Mary Shelley, riporta in vita una donna defunta; in Povere Creature, però, ad avere un aspetto raccapricciante non è la donna rinata ma il creatore stesso, mutilato e usato come cavia sin dalla giovane età dal padre scienziato. Questo ribaltamento a me ha fatto pensare a un Dorian Gray smascherato, la cui anima mostrificata in nome della scienza è visibile e mostra chiaramente chi in modo conscio e colpevole ha voluto sfidare Dio. Benché le atmosfere siano inizialmente cupe e gotiche, il regista non vuole mettere in scena un film horror ma una sorta di favola filosofica a lieto fine. La storia si sviluppa in un improbabile universo steampunk totalmente onirico e fantastico. Non ho idea di quale sia il messaggio che Lanthimos vuole dare con il suo film, tuttavia ho trovato sin dall’inizio qualcosa di disturbante nel personaggio di Bella. Per molti lei è un’eroina, che riesce grazie ai suoi singolari natali ad andare oltre il comune buon costume, cogliendo l’essenza della libertà e della vita, a dispetto degli uomini che la vorrebbero imprigionare nel loro buio, mediocre e gretto. Questa visione oggi va molto di moda ma ha la pecca di celebrare esageratamente l’individualismo, esaltando donne sostanzialmente egoiste, auto referenziali e prive di tatto ed empatia, bollandolo inoltre l’amore come un inganno e una prigionia di cui la donna non ha bisogno. Non so se questa percezione del personaggio di Bella sia arrivata ad altri; dalle recensioni che ho letto, sembra che le povere Creature siano i personaggi di genere maschile. Detto questo, sono un po’ sconcertata perché non riesco a spiegarmi tanto successo: l’ho trovato carino, ho apprezzato abbastanza l’interpretazione di Emma Stone ma non riesco proprio a considerarlo un capolavoro. Odio profondamente l’uso snervante della colonna sonora, che dev’essere un po’ il marchio di fabbrica di questo regista (stessa cosa nel film La Favorita) e nel complesso ho la sensazione che mi manchi una chiave di lettura adeguata, ma per quello che mi è arrivato questo è quello che penso.

Recensione di The Northman

The Northman è un film Robert Eggers. Ambientata nell’Islanda del X secolo, la pellicola ha come protagonista Alexander Skarsgård nel ruolo di Amleth, che ha come missione di vita vendicare il padre assassinato. Rarmente ho visto un film tanto brutto e allucinato. La cosa che mi stupisce di più è come un cast di questo calibro abbia potuto prestarsi a realizzare una pellicola del genere. Capisco che il cachet magari sarà stato generoso, ma film così a mio avviso macchiano la credibilità di certi attori e scoraggiano nelle visioni sucessive. In questo film persino Nicole Kidman sembra una pessima attrice seguita a ruota da Alexander Skarsgård , Anya Taylor-Joy e Willem Dafoe . Serie o telefilm che s’ispiano ai popoli del nord ce ne hanno fatti tantissimi, pertanto ci si aspetterebbe un certo impegno, invece ci ritroviamo davanti a una sorta di allucinazione cinematografica con un conflitto che poteva essere risolto nei primi dieci minuti senza tanti giri pindarici e l’utilizzo di pessimi effetti speciali. Decisamente sconsigliato.