Gemma Bovery un film di Anne Fontaine

LA MALEDIZIONE DEL TRADIMENTO

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Da vedere? SI

Voto 7 su 10

Un film particolare, con un asse narrativo differente dal consueto. Una storia sbirciata e in buona misura immaginata da Martin Joubert, narratore e coprotagonista, annoiato lui stesso dalla vita di panettiere attempato nelle campagne della Normandia. Tra pane e splendide inquadrature dei rustici paesaggi di campagna, si consuma come una macabra profezia la storia di tradimento e noia della bellissima Gemma Bovery, destinata a ripercorrere in chiave moderna i passi falsi dalla sua omonima letteraria del famoso romanzo di Gustave Flaubert. Un realismo che resta invariato nel tempo e che si fa beffa del pubblico, giocando con morte e tradimento. Ineccepibile la genuina e naturale interpretazione di Gemma Arterton, che grazie alla sua incontenibile sensualità riesce a rendere piacevole ed erotico il suo personaggio, senza trucchi e fronzoli.

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Il quinto potere un film di Bill Condon

Guerra virtuale

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(Da vedere? Si)

Se Shakespeare diceva “Date a un uomo una maschera e vi dirà la verità”, oggi potremmo dire “Diamogli un finto account o un sito e vi dirà anche di più di quello che vorreste sapere”. William Condon è riuscito a raccontare una storia veramente complicata e controversa in maniera impeccabile, senza prendere le parti di nessuno dei contendenti, allo spettatore spetta decidere, dopotutto ognuno di noi vede la sua verità. Mantenere l’imparzialità è una cosa difficilissima, forse Assange stesso non sarebbe affatto d’accordo con me. Da questo film lui ne esce come un visionario che ha perso la visione, inebriato dal potere. Il film inizia un po’ in sordina, la prima parte è molto noiosa da seguire, troppe chat e messaggi, poco reale ma poi tutto prende forma e comincia ad avere un senso.

La vita stessa dei protagonisti cambia, dalle stalle alle stelle, per dirlo con una frase fatta. Quella a cui assistiamo in questo film è una vera e propria guerra cibernetica, che come arma usa l’informazione. Dopotutto “Voi nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.

L’intento di Assange è sicuramente nobile, ma non bisogna mai dimenticare che l’obiettivo primario del sito avrebbe dovuto essere quello di proteggere sempre le fonti ed evitare “Omicidi collaterali”. Tanti sono i quesiti morali a cui sottopone lo spettatore questo film:

Fino a che punto la mia libertà non va a ledere la libertà di qualcun altro? 
Quanto può essere pericoloso il potere senza controllo?
La censura è veramente sempre sbagliata ?

Sicuramente Assange, o più probabilmente Daniel Berg si saranno posti queste o mille altre domande simili alle mie, ognuno traendo le proprie conclusioni.
Nel film emergere la vita dell’eroe, fatta di sacrificio in nome del proprio ideale, a discapito di tutto, persino della propria famiglia, infatti solo dalla “passione di quelle poche anime coraggiose … che furono impiccate” sono nate le rivoluzioni del passato e dai martiri moderni nasceranno le rivoluzioni future, perché come da stessa ammissione di Assange “la rivoluzione non è altro che la lotta che avviene tra il passato e il futuro.”
Su questo punto non sono convinta, le guerre avvengono da sempre per gli stessi motivi: fama, potere e denaro.
Possono essere chiamate guerre sante o missioni di pace sono sempre guerre,  alla fine molti innocenti muoiono inutilmente. Non credo esista una guerra giusta.
Tornado al film ho apprezzato moltissimo la scelta degli attori in particolare di Benedict Cumberbatch nel ruolo di Assange che ha dato un interpretazione molto verosimile di come Julian possa essere nella realtà e non è stato da meno Daniel Brühl nel ruolo di Daniel Domscheit-Berg, anche se il suo personaggio era probabilmente più semplice da interpretare.
Mi ha colpito in modo molto positivo il personaggio di Sarah Shaw e mi auguro che veramente esista una persona del genere al servizio della casa bianca.
Ho chiuso gli occhi quando Berg ha fatto quello che ha fatto e in questo caso posso dire che nonostante “… passi tanto tempo fianco a fianco con una persona, non hai idea di chi tu abbia davanti”.
Non posso dire chi abbia torto o ragione perché la verità dopotutto non esiste è sempre negli occhi di chi guarda.
Ottimo film, da vedere ma con concertazione e non dopo una giornata pesante di lavoro, piccolo appunto sull’audio che non so se dipende da Sky, ma si alza e si abbassa in maniera discontinua alterando momenti dove non si sente quasi nulla a momenti dove la musica parte e se non si sta attenti si sveglia il vicino.

(articolo scritto il 25 ottobre 2014 prima che nascesse il blog)

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Scusate se esisto! un film di Riccardo Milani

COMMEDIA ALL’ITALIANA … CON QUALCOSA IN PIU’

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Voto ( 7 su 10)

Da vedere? Si 

I film italiani si dividono prevalentemente (salvo rare eccezioni) in due tipologie: filosofico introspettivi e becere commedie. In entrambi i casi troviamo sempre la stessa casta ristretta di attori che il pubblico già conosce e segue. In quest’ultimo aspetto apparentemente “Scusate se esisto!” non fa eccezione, troviamo infatti sul set la notissima Paola Cortellesi e il super avvenente Raoul Bova, che nonostante gli anni passino, non smette di fare la su bella figura. Il film ha una trama ben strutturata e fa quello che dovrebbe fare una commedia: divertire. Paola riesce a donare al suo personaggio una genuina simpatia rimanendo vittima di improbabili imprevisti non così lontani dalla realtà, come la difficoltà di essere donna di successo in un mondo di uomini banali ed ignoranti. Buona anche l’interpretazione di Bova che abbandona il ruolo di sex symbol femminile per interpretare un ruolo ben differente. Apprezzo tanto la scelta del regista di impiegare attori non professionisti che appartengono ai quartieri in cui il film è girato: in questo modo viviamo  uno spacco di realtà ancora più significativo. Un film che fa bene al cuore con diversi momenti amaramente divertenti, in cui alla fine anche se la speranza per il futuro non è rosea, resta sempre la forza determinante di ogni scelta, perché in fin dei conti, come diceva Judy Garland nel mago di OZ, “Nessun posto è bello come casa“.

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Salem – La seconda stagione

Bruciarsi sul finale

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Non potevo esimermi dal dare il mio parere sulla seconda serie di Salem andata in onda su Sky. Grandi sono l’impatto e la presenza scenica della ormai conosciuta Lucy Lawless nei panni della glaciale e spietata Contessa Von Marburg. La Lawless, nota ai più per l’interpretazione epocale della statuaria Xena, è riuscita a reinventarsi in maniera molto capace, regalando una performance di alto livello e confermando il talento e la versatilità già visti in Spartacus. L’attrice appare a sua agio nei ruoli subdoli e meschini, in netto contrasto con la sua immagine giovanile di amazzone ribelle in lotta per la libertà dei più deboli.

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Un personaggio degno di nota è quello di Mercy Lewis interpretato dalla giovanissima Elise Eberle,  protagonista di scene spaventose e raccapriccianti. Un ruolo né bello né tantomeno semplice, che la Eberle incarna fin troppo bene.

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Interessante il personaggio di Sebastian Von Marburg  interpretato dal neofito del piccolo schermo Joe Doyle. Intrigante, affascinante  e misterioso, anche se a tratti un po’ effeminato.

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Deludente è inutile il personaggio del  Dr. Samuel Wainwright che al pari di John Alden e di Tituba appare spesso ridicolo e di secondo piano. Gli altri personaggi si difendo senza spiccare, anche il piccolo John per quanto bravo non mi ha convinto fino in fondo.

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Sebbene la bella Janet Montgomery sia molto capace nel ruolo di Mary Sibley diventa nel lungo periodo noiosa, ripetitiva e meno letale di quello che avrebbe dovuto essere.

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Nel complesso una serie  ben realizzata, con favolosi costumi, intriganti set e spaventosi effetti speciali, che tuttavia si brucia con un finale mediocre e scadente. La speranza è che possa ripartire con il piede giusto, dando vita ad una terza stagione fatta come si deve.

THE FALL ideata da Allan Cubitt

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Il primo episodio abbastanza lento e confuso tanto da poter scoraggiare la visone del seguito. Con lo scorrere delle puntate c’è stato tuttavia qualcosa che ha spinto a continuare: la tragicomicità degli eventi.  Errori grossolani e personaggi surreali per tutta la prima stagione.

Con l’inizio della seconda serie le cose cambiano: l’adrenalina aumenta e Gillian Anderson nei panni della sensuale, misandria e glaciale  Stella Gibson risulta piacevole e credibile. Il bel Jamie Dornan, noto al grande pubblico grazie al suo ruolo da protagonista nel chiacchierato 50 sfumature di grigio, sviene chiamato ad un’interpretazione non semplice: padre amorevole, psicologo e serial killer allo stesso tempo. Mi duole ammettere che in questo personaggio non riesce bene, troppo amorfo ed arrogante, del tutto incapace di suscitare simpatia e mostrare sex appeal, un pallido fantoccio a confronto del sexy ed inquietante Joe Carroll di The following. Interessante la figura della tata psicopatica interpretata da Aisling Franciosi, attrice italiana che rivedremo sicuramente impegnata in altri telefilm.

Non una grandiosa serie tv, nulla a che vedere con ciò a cui il piccolo schermo ci sta abituando. Nel complesso non ne sconsiglio tuttavia la visione.

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