Recensione geek girl

“Geek Girl” è una serie britannico-canadese per ragazzi basata sull’omonimo romanzo della scrittrice Holly Smale. La protagonista, Harriet Manners, è la tipica secchiona che cerca di emanciparsi da questa etichetta e diventare amata e popolare. Grazie alla sua migliore amica e all’agente di moda Wilbur, la ragazza viene scelta come modella di punta per un importante stilista e notata anche dal modello più quotato dell’agenzia, Nick. La trama è obiettivamente semplice e poco verosimile; tuttavia, resta una sorta di fiaba moderna che dona, seppur false, speranze alle giovani spettatrici. Harriet si rivela essere una sorta di improbabile Cenerentola nel mondo della moda. L’attrice è simpatica; tuttavia, se l’obiettivo era quello di combattere gli stereotipi del mondo della moda, scegliere Emily Carey come Harriet non è stata una scelta così azzeccata, poiché l’attrice ha tutte le caratteristiche che oggi piacciono a quella realtà e ad eccezione della forzata goffaggine, Emily è magrissima come richiesto dallo standard contemporaneo del modeling. L’unico elemento di rottura è che le ragazze non sono così alte e, come ormai è prassi, vi è il rispetto della pluralità etnica in modo fluido e naturale, come dovrebbe essere.

Recensione Sei nell’anima

“Sei nell’anima” è una miniserie italiana che s’ispira alla vita della nota cantante Gianna Nannini. La regia è di Cinzia TH Torrini e la serie vede Letizia Toni interpretare il ruolo principale. Gianna, prima figlia di una famiglia benestante, è chiamata dalla musica sin dalla più tenera età. Nonostante la situazione economica privilegiata, la sua strada nella musica e nella vita sarà tutt’altro che facile. In principio osteggiata dal padre, che avrebbe voluto fare di lei una tennista, e successivamente dalle diverse vicissitudini e dal suo voler mantenersi fedele a sé stessa opponendosi a uno show business che la voleva più conforme ai canoni del periodo. Una vera ribelle e anticonformista, che però, a discapito del successo, ha pagato lo scotto di una vita spericolata. Una serie molto ben fatta che tratta temi interessanti e mette in luce la vita, benché romanzata, di molti personaggi reali. Il difetto principale della serie è la brevità e il taglio netto che c’è alla fine, come se gli anni successivi della cantante fossero irrilevanti e tutto termini come una sorta di fiaba. La serie mi ha anche portato a riflettere sul fatto che molti degli astri del panorama musicale hanno avuto la fortuna di sopravvivere ai loro eccessi e mi chiedo quanti prodighi meno fortunati non ce l’abbiano invece fatta. Questa riflessione per me è importante poiché c’è il rischio che quello della star che impone il suo modo di essere e se ne frega delle regole diventi un modello di vita. Tale stile, però, è un po’ come un terno al lotto: non è detto che funzioni per tutti, anzi, lo fa per pochissimi.

Recensione Furiosa : A Mad Max Saga

“Furiosa: A Mad Max Saga” è il prequel del film uscito nel 2015, “Mad Max: Fury Road“, diretto anch’esso da George Miller. Questi film fanno parte di una saga iniziata nel 1979. Tuttavia, essendo trascorsi molti anni tra i primi capitoli e il resto della saga, forse non tutti hanno visto i primi tre film. Il film del 2015, che fece molto parlare di sé grazie alla sua eccellente realizzazione, sembra un’opera autonoma piuttosto che parte di un progetto più ampio. Il prequel racconta la storia di Furiosa (protagonista anche del film successivo) dalla sua infanzia fino all’età adulta. Premetto che parlare di questo film senza fare spoiler è difficile, tuttavia non voglio esimermi poiché la delusione nella visione di questa pellicola è stata notevole. Non capisco come possa esserci la mano dello stesso regista. La fantascienza non è fare le cose a casaccio. Il film è ambientato sulla Terra dopo una serie di eventi catastrofici che hanno portato alla desertificazione del pianeta, un dettaglio che si conosce solo avendo visto “Fury Road”. È assurdo dover dare senso a un prequel solo perché si conosce il sequel. Qui avrebbero dovuto spiegare bene cosa era successo e cosa aveva portato alla situazione attuale. Ad ogni modo, questa è solo la punta dell’iceberg. La storia è ridicola, a partire dalla bambina ninja fino alla ciurma di Dementus che, prima della presa di Gas Town, sembra sopravvivere nel deserto senza acqua, cibo e benzina (considerando che sono motociclisti). Dementus stesso non appare in condizioni fisiche critiche e non sembra esserci un problema di natalità, visto che spuntano motociclisti da ogni parte del deserto. La straordinarietà di Furiosa di essere cresciuta in una “terra di abbondanza” non sembra essere così visibile, visto che, una volta fuggita, nessuno si accorge di lei. Teoricamente tutta la popolazione dovrebbe essere malata o mutilata, ma a parte i membri del consiglio di Immortal Joe e pochi membri del gruppo di Dementus, gli altri sembrano in condizioni fisiche normali. La storia d’amore avrebbe potuto essere molto più sviluppata e non solo accennata. Inoltre, i personaggi sono tutti piatti, non si parla del loro passato e spesso sono confusi nella moltitudine di inutili comparse. Per quanto riguarda il cast, l’unico che ha dato una performance significativa è stato Chris Hemsworth nel ruolo di Dementus. Credibile benché non memorabile Tom Burke nel ruolo di Praetorian Jack. Invisibile Anya Taylor-Joy nel ruolo di Furiosa che non assomiglia neanche lontanamente a Charlize Theron, che interpreta il medesimo personaggio nel capitolo successivo. In sintesi, un film che non serviva, che non aggiunge nulla al sequel, anzi, se mai fa sorgere dubbi sulla coerenza interna dell’intera saga.

Recensione IF

“IF” è un film per bambini diretto e scritto da John Krasinski che narra la transizione dall’infanzia all’età adulta attraverso Bea, interpretata da Cailey Fleming. Ryan Reynolds, nonostante sia un celebre divo di Hollywood, non brilla particolarmente in questo film. Il punto di forza risiede nell’originalità della trama che, trattando temi di lutto e crescita, evidenzia come l’immaginazione e l’apertura emotiva non abbiano età. Il film è un invito a non abbandonare mai il mondo della fantasia, preservando con tenacia il nostro fanciullo interiore e i suoi sogni, per quanto astrusi e bizzarri siano.

Recensione Thanks you, Next

La serie televisiva turca “Thank You, Next” narra le vicissitudini di Leyla Taylan, interpretata con convinzione da Serenay Sarıkaya. Al centro della trama vi è anche l’antagonista maschile, Cem, efficacemente portato in scena da Hakan Kurtaş. Leyla, proveniente da una famiglia benestante lavora come avvocatessa nello studio dello zio, quando si trova a gestire un complesso caso di divorzio proprio mentre la sua relazione con Omer, personaggio che risulta piuttosto irritante, va in frantumi. Omer è l’ex fidanzato storico di Leyla e il divorzio riguarda la terza moglie di Cem, un influente uomo d’affari nel settore alberghiero. Attraverso gli otto episodi, vediamo Leyla supportata da un gruppo ristretto di amici e colleghi, che funge da sorta di famiglia elitaria allargata. Se da un lato questo gruppo appare come una risorsa, dall’altro può sembrare un impedimento al libero sviluppo individuale di Leyla, limitandone l’indipendenza. Il gruppo insieme affronta vari drammi sentimentali, alternando momenti di noia e vuoto esistenziale a feste super esclusive. Sebbene la serie inizi con dei punti di forza evidenti, perde progressivamente il suo fascino. La narrazione diventa confusa, aggravata dall’uso eccessivo di flashforward che anticipano gli eventi di ogni episodio, eliminando così la possibilità di colpi di scena e rendendo le vicende prevedibili. Nonostante ciò, l’evolversi della serie presenta sfumature di femminismo ed emancipazione, che, in un contesto socio-culturale diverso come quello turco, si rivela audace e innovativo.