Recensione la Passione Turca

“La passione turca” è una serie spagnola diretta da Iñaki Peñafiel e scritta da Antonio Gala, Esther Morales e Irene Rodríguez. Nel cast troviamo Maggie Civantos nel ruolo di Olivia e Ilker Kaleli nel ruolo di Yaman. Olivia è il tipico esempio della donna emancipata che ama la sua solitudine e rifugge le relazioni, dedicando tutta se stessa al lavoro. La sua vita tuttavia sta per cambiare radicalmente quando, durante un soggiorno in Turchia, conosce Yaman, un intrigante e seducente commerciante. Olivia perde la testa per quest’uomo, che ha più di un lato oscuro e misterioso. Lascia Madrid, la sua città natale, e il suo lavoro pur di stare con Yaman. Inizialmente tutto è estasi e meraviglia, ma le cose presto precipiteranno e Olivia sarà costretta a scegliere se salvare se stessa o l’uomo che ama. Può sembrare una storia banale e scontata, ma gli interpreti sono molto bravi e rendono l’emozione della passione travolgente e bruciante che sconvolge i protagonisti.

Recensione geek girl

“Geek Girl” è una serie britannico-canadese per ragazzi basata sull’omonimo romanzo della scrittrice Holly Smale. La protagonista, Harriet Manners, è la tipica secchiona che cerca di emanciparsi da questa etichetta e diventare amata e popolare. Grazie alla sua migliore amica e all’agente di moda Wilbur, la ragazza viene scelta come modella di punta per un importante stilista e notata anche dal modello più quotato dell’agenzia, Nick. La trama è obiettivamente semplice e poco verosimile; tuttavia, resta una sorta di fiaba moderna che dona, seppur false, speranze alle giovani spettatrici. Harriet si rivela essere una sorta di improbabile Cenerentola nel mondo della moda. L’attrice è simpatica; tuttavia, se l’obiettivo era quello di combattere gli stereotipi del mondo della moda, scegliere Emily Carey come Harriet non è stata una scelta così azzeccata, poiché l’attrice ha tutte le caratteristiche che oggi piacciono a quella realtà e ad eccezione della forzata goffaggine, Emily è magrissima come richiesto dallo standard contemporaneo del modeling. L’unico elemento di rottura è che le ragazze non sono così alte e, come ormai è prassi, vi è il rispetto della pluralità etnica in modo fluido e naturale, come dovrebbe essere.

Recensione Sei nell’anima

“Sei nell’anima” è una miniserie italiana che s’ispira alla vita della nota cantante Gianna Nannini. La regia è di Cinzia TH Torrini e la serie vede Letizia Toni interpretare il ruolo principale. Gianna, prima figlia di una famiglia benestante, è chiamata dalla musica sin dalla più tenera età. Nonostante la situazione economica privilegiata, la sua strada nella musica e nella vita sarà tutt’altro che facile. In principio osteggiata dal padre, che avrebbe voluto fare di lei una tennista, e successivamente dalle diverse vicissitudini e dal suo voler mantenersi fedele a sé stessa opponendosi a uno show business che la voleva più conforme ai canoni del periodo. Una vera ribelle e anticonformista, che però, a discapito del successo, ha pagato lo scotto di una vita spericolata. Una serie molto ben fatta che tratta temi interessanti e mette in luce la vita, benché romanzata, di molti personaggi reali. Il difetto principale della serie è la brevità e il taglio netto che c’è alla fine, come se gli anni successivi della cantante fossero irrilevanti e tutto termini come una sorta di fiaba. La serie mi ha anche portato a riflettere sul fatto che molti degli astri del panorama musicale hanno avuto la fortuna di sopravvivere ai loro eccessi e mi chiedo quanti prodighi meno fortunati non ce l’abbiano invece fatta. Questa riflessione per me è importante poiché c’è il rischio che quello della star che impone il suo modo di essere e se ne frega delle regole diventi un modello di vita. Tale stile, però, è un po’ come un terno al lotto: non è detto che funzioni per tutti, anzi, lo fa per pochissimi.

Recensione Thanks you, Next

La serie televisiva turca “Thank You, Next” narra le vicissitudini di Leyla Taylan, interpretata con convinzione da Serenay Sarıkaya. Al centro della trama vi è anche l’antagonista maschile, Cem, efficacemente portato in scena da Hakan Kurtaş. Leyla, proveniente da una famiglia benestante lavora come avvocatessa nello studio dello zio, quando si trova a gestire un complesso caso di divorzio proprio mentre la sua relazione con Omer, personaggio che risulta piuttosto irritante, va in frantumi. Omer è l’ex fidanzato storico di Leyla e il divorzio riguarda la terza moglie di Cem, un influente uomo d’affari nel settore alberghiero. Attraverso gli otto episodi, vediamo Leyla supportata da un gruppo ristretto di amici e colleghi, che funge da sorta di famiglia elitaria allargata. Se da un lato questo gruppo appare come una risorsa, dall’altro può sembrare un impedimento al libero sviluppo individuale di Leyla, limitandone l’indipendenza. Il gruppo insieme affronta vari drammi sentimentali, alternando momenti di noia e vuoto esistenziale a feste super esclusive. Sebbene la serie inizi con dei punti di forza evidenti, perde progressivamente il suo fascino. La narrazione diventa confusa, aggravata dall’uso eccessivo di flashforward che anticipano gli eventi di ogni episodio, eliminando così la possibilità di colpi di scena e rendendo le vicende prevedibili. Nonostante ciò, l’evolversi della serie presenta sfumature di femminismo ed emancipazione, che, in un contesto socio-culturale diverso come quello turco, si rivela audace e innovativo.

Recensione di “Viola come il mare”

“Viola come il mare” è una fiction italiana diretta da Fabio Mollo e liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Simona Tanzini. La serie racconta la storia di Viola, ex Miss Italia interpretata da Francesca Chillemi, che si reca a Palermo per cercare il padre. Affetta da una grave malattia neurologica, Viola possiede la singolare capacità della sinestesia, che le permette di leggere le emozioni altrui attraverso auree colorate. Trovato lavoro come giornalista, Viola collabora con un affascinante poliziotto, interpretato da Can Yaman. Una relazione sofferta poichè anche se il desiderio di entrambe le parti e forte viene ostacolato dalla diversa visione dell’amore. La serie nonostante la presenza di delitti in quasi ogni episodio è leggera poichè tutto risulta sempre patinato. Le performance degli attori, in particolare dei protagonisti, sono deboli. Can Yaman soffre l’assenza del doppiatore mentre la Chillemi a dispetto del fatto che recita male, conquista simpatia grazie al suo comportamento spontaneo, umile e buffo. Attori secondari come Maria Chiara Giannetta, che interpreta la caporedattrice del giornale, e Simona Cavallari, collega di Viola, dimostrano maggiore talento. Ridicola l’animazione data alla visione delle auree emozionali. Nonostante le impressioni contrastanti, col tempo la serie diventa piacevole e coinvolgente. La trama del romanzo originale è stata significativamente modificata per la serie TV, introducendo l’elemento della sinestesia, centrale nello sviluppo della storia e sorprendentemente assente nel libro. La serie tende a esaltare certi comportamenti puritani mentre tenta di aderire a un femminismo di facciata, con personaggi femminili in ruoli che si discostano dall’immagine tradizionale dell’angelo del focolare. Curiosamente, nessuno dei personaggi ha figli e tutti sembrano vivere esclusivamente per il lavoro, benchè idealizzato flessibile e gratificante.