Recensione di “Che ci importa del mondo”

Viola Agen, voce narrante del romanzo, è divorziata, l’ex marito è un padre assente e inaffidabile, così la donna è obbligata ad essere una super mamma capace di destreggiarsi tra lavoro, vita famigliare e sociale senza l’appoggio stabile di nessuno. Di mestiere fa l’opinionista, avendo come qualità principale quella di massacrare a suon di sarcasmo e ironia gli ospiti nei diversi salotti televisivi. Nel privato tuttavia, Viola si descrive come fallibile e infelice, obbligata a portare sempre una maschera e a essere testimonial di un mondo mediatico stessa ignorante, ipocrita e borioso che lei disprezza. Grande cruccio della donna inoltre è quello di non trovare un uomo alla sua altezza, brillante, galante e stimolante a dispetto della sua bellezza e intelligenza. Immagino che in molte si possano rivedere nel personaggio creato dall’autrice amando la sua sicurezza, fatta anche di veniali fragilità, di multe non pagate e di ritardi cronici. Tuttavia trovo che anche chi non si rispecchia in questo prototipo di donna, potrà godere di un testo vivace, sarcastico e sagace. Non ho mai seguito Selvaggia Lucarelli, ma leggendo la sua biografia mi aspettavo qualcosa di diverso dalla voce più tagliente del web. L’epilogo mi ha stupita in positivo, poiché ribalta le premesse iniziali e benché sotto certi aspetti possa sembrare banale e stucchevole è anche rassicurante soprattutto in un periodo come questo in cui si ha bisogno di sognare.

Recensione Io sono la bestia

Il romanzo di Andrea Donaera è un testo particolare. La storia si evolve attraverso i flussi di coscienza dei diversi personaggi, i temi trattati sono forti e inseriti in un contesto plausibile di omertà, paura, violenza e solitudine. La scrittura è molto elementare, infarcita di una fortissima struttura dialettale, inizialmente questo fatto mi aveva scoraggiata, pagina dopo pagina tuttavia l’autore riesce a rendere l’immagine più profonda dei protagonisti, catturando ad esempio la vivace innocenza e voglia di vivere di Nicolle e la crescente follia di Mimi. Un lavoro nel complesso ben calibrato, studiato con molta attenzione ai dettagli che goccia dopo goccia creano una storia originale benché raccapricciante. Sono dell’idea che in pochi riuscirebbero a scrivere un testo con la cifra stilistica di quest’autore che cela dietro questa stesura elementare una profonda conoscenza letteraria e umana. Nel suo genere Donaera è sicuramente un astro nascente della letteratura contemporanea. La bestia sono io non è comunque un testo che consiglierei a chiunque poiché molto crudo, diretto e depressivo.

Recensione dell’Isola delle anime di Piergiorgio Pulixi

Il romanzo di Pulixi inizia lento e placido, esaltando in primo luogo la sua terra d’origine, apparentemente un oasi felice a confronto del caotico continente. Le protagoniste sono due poliziotte, Eva e Mara, che condividono la sorte comune di reiette del commissariato e si trovano impiegate nella neonata sezione “casi insoluti”. Entrambe con passati difficili e tormentati instaurano un rapporto inizialmente molto sarcastico (forse eccessivamente) che con il tempo porrà le basi per una solida amicizia. La scrittura è ben curata, scorrevole ma al contempo ricercata. Ho apprezzato molto la suddivisione del testo in tanti brevi capitoli e ho trovato affascinante l’analisi dell’altra Sardegna: ancestrale e misteriosa, un mondo nascosto che sopravvive a dispetto del tempo con usi e costumi arcaici e macabri. Molti i drammi umani, alcuni solo accennati, altri più approfonditi come la tematica dell’ossessione. Non mi sarebbe dispiaciuto fosse stato dedicato più spazio a Melis e alla sua setta, questa figura mi risulta un pò stereotipata e quando si entrerà nel vivo della storia gli eventi diventeranno così rapidi da dare la sensazione di un taglio precipitoso e prematuro tralasciando molti fatti importanti. Nel complesso una lettura che consiglio e che potrebbe mettere le basi per l’inizio di un ciclo poliziesco.

Recensione del “Il cuore selvatico del ginepro” un romanzo di Vanessa Roggeri

Al centro della storia le vicende della famiglia Zara, che a causa dell’ignoranza e di superstizioni ben consolidate porteranno la stessa alla rovina. Ianetta, settima di sette sorelle, nasce con gravi deformità, queste da sempre considerate come cattivi presagi porteranno la poverina a diventare il capro espiatorio di ogni evento negativo della famiglia. L’unica ad essere parzialmente contraria alla sorte riservata alla piccola è la primogenita della famiglia Zara, Lucia. La narrazione è molto credibile e trasporta il lettore nell’aspra Baghintos, nel cuore della Sardegna di fine ‘800. Le dinamiche interiori dei personaggi sono ben argomentate e diventa facile emozionarsi. La storia è crudelmente plausibile e benché sul finale ci sia spazio per considerare questo testo come una fiaba, per quasi tutta la narrazione ci si sente indignati da questo oscurantismo retrogrado che ha inutilmente spezzato e rovinato vite.

Il senso delle parole rotte un romanzo di Massimiliano Giri

“Le vite delle persone sono delle scatole piene di segreti e quello che mostriamo è solo una parte piccolissima “ cit. Massimiliano Giri

Il senso delle parole rotte è costruito attorno a questo concetto. L’autore pagina dopo pagina penetra la scatola segreta dei suoi personaggi. Il protagonista maschile in particolare, ha un passato cupo e sinistro che non ha mai smesso di tormentarlo e condizionarlo. Non è pertanto il classico eroe senza paura, ma un uomo che cerca per come può di venire a patti con le sue angosce e ossessioni. Ogni personaggio tuttavia ha il suo bagaglio traumatico con cui convivere: c’è chi si arrende, chi cerca di auto distruggersi e chi diventa addirittura crudele e spietato. Plurime dunque le reazioni alla sofferenza, causata talvolta da una perdita troppo dolorosa per essere accettata o da un modo d’essere che la società, la famiglia o il credo religioso non comprendono. Un piccolo mare di anime, talvolta alla deriva, che approdano in brusche interruzioni a causa proprio delle parole non dette. La trama del romanzo nel suo complesso è originale, la scrittura sapiente e scorrevole. Interessante la figura della grafologa come partner per l’indagine e indubbiamente d’effetto l’epilogo del romanzo. Una storia che merita il suo successo e di essere letta. Un autore che seguo da diverso tempo e la cui capacità narrativa sono lieta venga riconosciuta.