Recensione di Un amore senza fine

Il romanzo di Scott Spencer racconta la storia di un’ossessione amorosa, se per molti il primo amore non si scorda mai, David non ha nessuna intenzione di abbandonarsi al solo ricordo. Nata in età giovanile, dopo un iniziale periodo d’idillio la relazione tra David e Jade subisce una brusca interruzione. David non prenderà bene questo allontanamento forzoso reagendo in una maniera insolita e pericolosa. La storia di per sé è a tratti lenta e poco avvincente, colpisce tuttavia il linguaggio, ricercato ed elegante, la profonda intensità emotiva della voce narrante e la minuziosità delle descrizioni. Sentiamo parlare sempre più spesso di dipendenza affettiva e di come questa possa degenerare in comportamenti psicotici molto pericolosi. C’è da dire tuttavia che passione e innamoramento traggono forza da reazioni che possono essere talvolta estreme e impulsive, come lo stesso romanticismo ci ha mostrato con le sue struggenti, appassionanti e spesso drammatiche storie d’amore. David dal canto suo non è un ragazzo crudele, non ha mai avuto intenzione di ferire o far danni a nessuno della famiglia di Jade, nel complesso è un ragazzo pacato, un acuto osservatore, vittima egli stesso della sua ossessione. Una lettura affascinante che consiglio. Non mi stupisce tuttavia che i film tratti dal testo non abbiano riscosso molto successo, poiché mai come in questo caso la differenza la fa solo l’intimità che la lettura può dare con le sue mille sfumature di parole.

13 canzoni sull'amore impossibile e non corrisposto

Recensione del romanzo di Mathias Malzieu “La meccanica del cuore”

Benché potrebbe essere impopolare, non ho amato molto questo romanzo, ho faticato a leggerlo e fatta eccezione per qualche aforisma godibile non vi ho trovato nulla di grandioso o emozionante. Vi è una certa originalità in alcuni dei personaggi, che fanno pensare ai film di Tim Burton, ma la storia è debole. La scrittura è eccessivamente aulica e si perde spesso in iperbole narrative che possono dire tutto come niente, bei pacchi regali dialettici che celano concetti vaghi e confusi. L’estremo romanticismo si perde in bicchieri d’acqua e del mondo fantastico di Malzieu si capisce poco o nulla, elementi surrealistici in un contesto realistico. In un film d’animazione tutto questo potrebbe andar bene ma in un romanzo le parole hanno un peso e ne sono state usate troppe per ribadire i soliti concetti e troppo poche per approfondire davvero la psiche dei personaggi.

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Recensione di “Le imperfette” un romanzo di Federica De Paolis

Le imperfette racconta la storia di Anna, figlia di un noto chirurgo estetico, moglie di una versione giovane del padre, che dopo la nascita dei suoi figli inizia a vedere delle crepe in una vita apparentemente perfetta. Anna non è la classica spavalda e indipendente eroina moderna bensì un ingenuo uccellino prigioniero di una gabbia d’orata, una donna adulta, ma intimamente ancora bambina che gioca a fare la mamma. Queste premesse non portano ovviamente a nulla di buono, poiché il fragile equilibrio del suo mondo è in procinto di crollare sotto il peso d’inganni, sotterfugi e mancate verità. Benché la trama sia semplice e in buona parte prevedibile, ho trovato la lettura godibile, familiare e interessante.

Recensione di “L’estate che sciolse ogni cosa” un romanzo dì Tiffany McDaniel

L’estate che sciolse ogni cosa è un libro che mi ha toccato moltissimo, trovo che Tiffany McDaniel sia una fenomenale autrice emergente. Benché abbia trovato l’incipit lento, surreale, artificioso e poco scorrevole, la scrittura dell’autrice è talmente elegante e raffinata da convincermi a proseguire la lettura a dispetto di qualche perplessità. Verso la metà del testo gli eventi diventano più coinvolgenti e realistici, tutto ciò che appariva poco chiaro in principio acquista di significato. L’effetto domino sulla vita di Fielding causato dall’arrivo di Sal arriva al suo culmine palesando effetti devastanti. Mi ha colpito la profonda sensibilità ed empatia della McDaniel nel descrivere l’orrore, il male, il diverso e lo strano. Non esiste una vera normalità, ogni personaggio muta plasmato dai suoi traumi, governato da paura, rabbia, vergogna e facile preda dalla suggestione. Un testo dove in fin dei conti non ci sono veri eroi, ma esseri umani con grandi e piccole fragilità in precario equilibrio tra bene e male. Una lettura che consiglio e che non può lasciare indifferenti.

Recensione di “I figli del male” un romanzo di Antonio Lanzetta

I figli del male è il sequel del Buio dentro. Flavio, Damiano e Stefano si ritrovano ancora in prima linea contro intollerabili atrocità difficili d’accettare. Questo testo conferma l’abilita narrativa dell’autore, molto curato nelle descrizioni soprattutto nelle situazioni di lotta e azione. La storia nel suo complesso è molto forte, poiché nel susseguirsi dei capitoli tutto diventa sempre più angosciante e sinistro, come una macabra matriosca che cela nel suo profondo pura cattiveria, malvagità, perversione e follia. Su tutto aleggia una strana maledizione che sembra perseguitare eroi e carnefici, in situazioni dove la linea tra giusto e sbagliato diventa sottile. Forte la denuncia contro l’inefficienza della giustizia ordinaria, incapace di tutelare le classi più povere favorendo il proliferare di soprusi di ogni sorta perpetuate da chi ha i soldi o da chi ricopre posizioni di prestigio. Questa volta la storia resta sospesa probabilmente per dar spazio all’ultimo romanzo della saga, Le colpe della notte. Una lettura che appare cruenta in modo elegante e che necessita un po’ di tempo per essere digerita.

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