Recensione di “La luna blu- Il percorso inverso dei sogni” di Massimo Bisotti

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Grandissima delusione

Incuriosita dai numerosi aforismi scritti da questo autore, ho deciso di approcciarmi alla lettura di quello che è definito il suo romanzo d’esordio. 

A dispetto dei pochissimi personaggi i dialoghi sono troppo lunghi, astratti e incomprensibili (le protagoniste hanno addirittura nomi simili).  Nella maggior parte dei casi non si capisce chi stia parlando e soprattutto di cosa. Vi è una sequela di frasi roboanti ma nel concreto insignificanti, una sorta di decoupage di massime filosofiche inserite tutte insieme in questo flusso delirante di coscienza. Benché una trama alquanto paradossale e potenzialmente interessante vi sia, viene sviluppata in maniera così lenta, monotona e artificiosa da rendere molto ostica (se non impossibile) la lettura. I personaggi non vengono sviluppati e perseverano nel confondersi tra di loro. Il filosofeggiare sull’amore dopo pochissimo annoia, a mio parere inspiegabile il successo di questo romanzo.

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Riflessioni su “Il nome della rosa” di Umberto Eco

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Parlare dei classici è sempre insidioso, molti lo hanno già fatto prima, con competenze e conoscenze che io non ho. Tuttavia ci tengo a scrivere una mia riflessione. Ho avuto sin dal principio l’impressione che questo testo invece che accattivarsi il lettore come una meretrice da quattro soldi faccia esattamente l’opposto, cercando di scoraggiarne la lettura, come se non fosse cosa per tutti.  Prolisse, minuziose e ridondanti sono le descrizioni iniziali, le digressioni storiche e le citazioni latine, elementi che rendono per molti capitoli pesante e lenta la lettura, benché non sia mai priva di avvenimenti anche truculenti. Sicuramente il lavoro certosino di descrizione alla lunga immerge il lettore nelle cupe atmosfere medievali e lo premia poiché la lettura verso la fine si fa più fluida e ritmata. Direi si possa trattare di una sfida nella sfida, da un lato quella del lettore di non demordere nella lettura e dall’altro quella dei protagonisti nel cercare caparbiamente la tanto agognata risoluzione del mistero. Palese l’omaggio di Eco a Arthur Conan Doyle, a partire dalle origini del protagonista che altri non è che una versione medievale del brillante Sherlock. Discorso analogo per lo stile narrativo in seconda persona ad opera del novizio Adso, un pionieristico Watson. Guglielmo tuttavia pare avere solo una briciola dell’acume e dell’arroganza del celebre investigatore di Doyle: dopo l’iniziale e marginale intuizione sulla fuga del cavallo Brunello, si mostra infatti umile e tiene per sé le sue riflessioni, lasciando al lettore tanto a cui pensare. Ignoranza, brama di ricchezza e potere, superstizioni e intrighi popolano quello che dovrebbe essere un porto franco del peccato che invece appare come un vivissimo ricettacolo. Riflessione dopo riflessione, ci si addentra nel labirinto della conoscenza che appare sempre sfuggente; colpisce ad esempio l’omertà dello stesso Adso che parla d’amore senza poi alzare un dito per proteggerlo e lo stesso Guglielmo che per troppa prudenza risolve il mistero in palese ritardo rispetto all’atteso. Siamo di fronte a un colossale madala costruito nei decenni con sacrificio e patimento, che come un castello di sabbia si sgretola su sé stesso rapidamente, effimero come lo è l’esistenza stessa. 

Recensione “L’erede del mago”, un romanzo di Stefano Mancini

 

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Titolo: L’erede del mago

 Autore: Stefano Mancini

Casa Editrice: Linee infinite edizioni 

Genere: Fantasy 

Numero Pagine: 448 p.

Versione cartacea: 14,25

 

 

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L’erede del mago è il primo romanzo che leggo di Stefano Mancini, prolifico scrittore fantasy. Nel nostro paese questo è un genere di nicchia molto sottovalutato che tuttavia richiede molto lavoro e passione. Vi è la necessità di creare da zero un mondo nuovo, badando bene a mantenere per tutto il tempo la coerenza interna della storia. In molti casi creare delle leggende primordiali, lingue e geografie. Dettagli importanti che l’autore non ha trascurato. 

L’erede del mago è il primo capitolo di una trilogia e racconta la storia di un bizzarro gruppo d’avventurieri: un guerriero Bronwen, un elfo Athrwys, un nano Theroc e una ladra Ashe. Nel corso della storia il gruppo annetterà altri interessanti componenti che darò a chi legge il piacere di scoprire e conoscere. Ho apprezzato molto lo stile narrativo di Mancini, diretto e scorrevole, indispensabile per affrontare una lettura di quasi 500 pagine. La trama nel complesso incuriosisce benché segua il filone più classico del fantasy: duelli epici, rivalità di razza e magici manufatti ancestrali. Poetica e accattivante la capacità dell’autore di descrivere minuziosamente gli ambienti, dettagliate le scene di movimento e combattimento, numerose nel corso del primo volume.

L’unico contro per mio gusto personale è l’assenza totale dei un filone sentimentale che in un’epopea del genere avrebbe a mio avviso caricato di tensione e aspettativa, a discapito magari di alcune battaglie che seppur descritte molto bene alla lunga appaiono ridondanti e ripetitive. Se da un lato i personaggi sono ben caratterizzati dall’altro appaiono al lettore come dei bambini troppo cresciuti che non hanno mai sperimentato l’amore. Visto il titolo mi sarei aspettata una maggiore centralità della magia e del mago, che entra in gioco solo verso la fine in maniera molto marginale. Trattandosi tuttavia di una saga, questi aspetti potrebbero essere protagonisti nei capitoli successivi.

Nel complesso ritengo che quello di Mancini e del suo editore sia un lavoro incredibile, ho apprezzato moltissimo la grafica e le illustrazioni di copertina ad opera di Corrado Vanelli, capace come lo stesso Mancini nella sua narrazione di dare un volto concreto ai personaggi in linea con quello dipinto dalla mia mente.

Recensione di COME SCRIVERE UN THRILLER DI SUCCESSO un romanzo di Andrea Del Castello

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Titolo: Come scrivere un 
thriller di successo 
Autore: Andrea Del Castello
Casa Editrice: Lupi editore
Genere: Manuale sulla scrittura di genere 
Numero Pagine: 145
Versione e-book: 2,99 €
Versione cartacea:8,50 €
Link per l'acquisto

 

 

 

 

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La scrittura al pari della pittura, della musica e della recitazione è una forma d’arte. Come lo stesso Romano De Marco ribadisce nella sua sintetica ma esaustiva prefazione, sono in molti a snobbare una formazione specifica e a trovare bizzarri corsi o manuali di scrittura creativa o di genere.  L’abilità nella scrittura è considerata infatti da molti assodata e si arriva a pensare che quello che conta dopotutto sia solo la fantasia o il talento.

“Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.» 

Come tuttavia esprime Zafròn in maniera incisiva  in questo estratto del romanzo “Il gioco dell’angelo”, l’ illusione della fiamma divina della scrittura che tocca i soli prescelti non arderà a lungo dopo aver fatto anche solo i primi passi nella foltissima giungla delle parole stampate, dell’editoria e della spietata concorrenza. Alla luce di tutto questo ho trovato molto interessante il vademecum scritto da Andrea del Castello. Denso di contenuti utili a chi si cimenta nella stesura di un giallo, ma in qualche maniera anche della stesura in generale di qualunque storia. Rassicurante la conoscenza letteraria dell’autore che in poche parole dimostra una valente competenza della materia trattata. Un valido strumento, che non può sostituire un corso, ma che può essere di supporto per fare la quadra delle cose veramente importanti del dietro le quinte della nascita di un romanzo, che non è semplicemente il getto a cuore libero di un pensiero o una vicenda ma un lavoro di tessitura minuzioso e impegnativo. 

Il gioco dell’angelo un romanzo di Carlos Ruiz Zafón

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Una torta quasi perfetta

A prescindere dalla storia in sé stessa credo che Zafron abbia un modo unico e coinvolgente di dipingere con le parole. Non avevo idea che “Il gioco dell’angelo” fosse il volume centrale di una trilogia e devo dire che non si nota affatto durante la lettura. Il romanzo inizia con una narrazione pratica, pragmatica e verosimile della vita dello scrittore David Martin per poi introdurre capitolo dopo capitolo elementi gotici, horror e surreali, facendomi pensare a una versione moderna e positiva di Dorian Gray. Magari non tutti potranno concordare con il mio parallelismo ma per stessa ammissione di David “Ogni libro ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto…” va da sé quindi che Zafron ha sostituito il decadente desiderio dell’eterna bellezza a qualunque costo con ambizioni differenti. L’impalcatura narrativa è molto complessa (direi eccessivamente complessa per il modo in cui si sviluppa la storia), i personaggi sono pochi e molto ben descritti, ma paradossalmente superficiali su un piano piscologico ed emotivo tanto da suscitare di rado simpatie o affezionamento. Questo tuttavia può dipendere dall’anafettività egoistica del narratore protagonista che nel romanzo avrà un evoluzione in tal senso. Nel racconto spicca l’amore, i tradimenti, le delusioni, i repentini ribaltamenti di situazioni tragiche, gli intrighi misteriosi, i complotti e persino lo zampino del diavolo in persona, benché mai se ne parlerà apertamente. Vi è davvero tantissima carne al fuoco, condita con frasi d’effetto, filosofia e location davvero suggestive, descritte talmente bene da essere realmente visive. Al momento tuttavia di tirare le fila la storia prende una piega a mio avviso troppo surreale lungi dal trovare una quadra verosimile. Per una scrittura così puntale e precisa mi sarei aspettata un epilogo altrettanto puntiglioso e coerente, in parole povere una risoluzione del caso alla Sherlock Holmes, in cui tutto trova la sua ragion d’essere, cosa che assolutamente non succede grazie al jolly del mistico. Nel complesso è stata una lettura piacevole ma devo ammettere che c’è una certa delusione in relazione agli elementi sopracitati, come una torta preparata con ingredienti di qualità seguendo passo dopo passo la ricetta migliore per trovarla alla fine un po’ bruciacchiata sul fondo.

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