Byzantium un film di Neil Jordan

L’eterno amore di una madre

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(Voto 8 su 10)

Da vedere? Si

Ho voluto fortemente vedere questo film incuriosita dal binomio Gemma Arterton/Saoirse Ronan. Sono felice che le mie aspettative non siano state disattese. Neil Jordan ha fatto un ottimo lavoro, in principio la storia scorre lenta, ma a mio avviso questo serve a mettere l’accento sul fatto che il tempo per le protagoniste ha un’importanza relativa. Mi sembra superfluo sottolineare come la bellezza, la sensualità ed il talento di Gemma spicchino in questa pellicola dolce/amara. Il film si focalizza molto sugli aspetti psicologici ed introspettivi pertanto a parte qualche raro momento d’azione non risulta mai splatter o adrenalinico. Ho molte riserve sull’espediente usato  per la mutazione, che tuttavia è molto scenografico. Credo sia uno dei migliori film sui vampiri che abbia visto, secondo solo ad “Intervista col Vampiro”.

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Sul filo del fato

”Chi disse “Preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.” cit. MATCH POINT

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Animi in pena

“Ti sei abituata così tanto al tuo mondo di dolore che mostrarti altro non è più possibile. Perché vedi, io posso fare di tutto per indicarti la bellezza, ma non serve a niente se tu non apri gli occhi…”  

cit. di Massimo Bisotti 

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Big Eyes un film di Tim Burton

Il merito ha mille padri

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(Voto 8 su 10)

Da vedere? Si

Che un artista possegga solo la sua arte è una grande verità, non vi è torto più grande che rubare un opera al suo creatore. Tuttavia nel mondo di oggi, come in quello di ieri chi muove le fila è il demone del successo, l’arte e la passione non bastano. Sembra sia più utile la capacità di vendere e svendersi a costo di perdere tutto, anche il senso di quello che stavamo facendo in principio. In Walter Keane tuttavia non vedo solo un mostro ma un uomo travolto dalla popolarità che come una droga ha poi generato dipendenza, crudeltà e follia. Margaret che è sì vittima di un uomo arrivista e di un sistema maschilista non avrebbe potuto avere la fama raggiunta senza il contributo di Walter, che ne esce così colpevole a metà, vittima lui stesso di una condanna terribile: non si può provare gioia per qualcosa che non si è creato, che non ti ha dato emozioni. L’arte è sentimento, critiche e lodi raggiungono il cuore di chi le ha plasmate. Un ladro d’arte non può provare nulla se non il rammarico di essere un impostore. I soldi e l’alcool tuttavia possono essere dei “buoni” compagni e per qualcuno forse migliori del vero talento.

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The Imitation Game un film di Morten Tyldum

Una guerra che non ti aspetti

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(Voto 8 su 10)

Da vedere? Si

Stiamo parlando di una storia che nasce per far parlare di sé e restare nella memoria del pubblico. Tra lo storico e l’emozionale ci troviamo ad assistere ad una guerra parallela segretissima, fatta di logica e matematica. Il protagonista tutt’altro che rampante: un tipo diverso, escluso ed emarginato, vuoi per le sui inclinazioni sessuali o per una scelta imprevista della natura. La storia tuttavia insegna anche in questo caso che sono proprio “le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare…“. Una realtà amara, che rivela ancora una volta il male insito nel cuore degli esseri umani, ed in cui una macchina può di fatto sconfiggere un’altra macchina e c’è chi gioca con numeri e statistiche a fare il Dio. Può essere che l’uomo come per stessa ammissione del protagonista non riesca in alcun modo a trarre l’appagamento che genera la violenza da altro. C’è da dire che se Turing alla fine della guerra è stato considerato un eroe dall’altro lato resta sempre l’amarezza dei caduti, che si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Impeccabile l’interpretazione di Benedict Cumberbatch nel ruolo di Turing, superfluo il ruolo di Joan Clarke assegnato a Keira Knightley, avrei trovato più adatta un attrice di più basso profilo che una nota sex symbol del panorama cinematografico per questo ruolo. Fa un po’ specie tuttavia che l’antenato del computer che sto usando oggi per scrivere questa recensione sia nato per uno scopo diverso che sinceramente non avrei mai immaginato.

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