Ex Machina un film di Alex Garland

Penso dunque sono?

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voto 7,5 su 10

Da vedere? Si 

La trama del film ha tradito le mie aspettative discostandosi da pellicole dello stesso genere come Io Robot, Lei Trascendent  in cui l’atteggiamento positivo verso l’intelligenza artificiale viene rimarcato a più riprese. Qui ci troviamo ad assistere ad un imprevedibile thriller psicologico che sebbene d’impatto mi abbia lasciata insoddisfatta con il senno di poi mi ha regalato diversi spunti di riflessione. La trama è semplice: Caleb è un programmatore timido, solo ed insicuro che viene all’apparenza sorteggiato per visitare la dimora del suo datore di lavoro Nathan, ricchissimo genio informatico e padre del più formidabile motore di ricerca, un uomo eccentrico, arrogante, misogino e vizioso. Ben presto verrà rivelato a Caleb il vero scopo del suo soggiorno: testare l’ultima invenzione di Nathan, la prima intelligenza artificiale creata dall’uomo.  E’ così che il giovane conosce l’enigmatica Ava. Inizia un gioco perverso, in cui non è chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice. Teatro delle vicende è una bellissima ed inquietante villa ultramoderna piena di confort e di congegni elettronici, che si sviluppa nel sottosuolo all’insegna di una costante sensazione di claustrofobia. Un film che scorre piano, in cui a conti fatti succede ben poco ma che riesce a mantenere alta l’inquietudine dello spettatore. In Ex Machina non vengono approfonditi né gli aspetti tecnologici né tantomeno quelli psicologi dei personaggi che restano superficiali, fatta eccezione per il povero Caleb in cerca presumibilmente di qualcuno da amare. Un film che si presta a diverse interpretazioni, in cui si può riconoscere un mix fra un moderno dottor Frankenstein e un malvagio sociopatico incapace di relazionarsi con l’altro sesso. La trama nel complesso ed in particolar modo il finale lasciano sgomenti e fanno riflettere sull’essenza stessa dell’umanità.

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Gemma Bovery un film di Anne Fontaine

LA MALEDIZIONE DEL TRADIMENTO

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Da vedere? SI

Voto 7 su 10

Un film particolare, con un asse narrativo differente dal consueto. Una storia sbirciata e in buona misura immaginata da Martin Joubert, narratore e coprotagonista, annoiato lui stesso dalla vita di panettiere attempato nelle campagne della Normandia. Tra pane e splendide inquadrature dei rustici paesaggi di campagna, si consuma come una macabra profezia la storia di tradimento e noia della bellissima Gemma Bovery, destinata a ripercorrere in chiave moderna i passi falsi dalla sua omonima letteraria del famoso romanzo di Gustave Flaubert. Un realismo che resta invariato nel tempo e che si fa beffa del pubblico, giocando con morte e tradimento. Ineccepibile la genuina e naturale interpretazione di Gemma Arterton, che grazie alla sua incontenibile sensualità riesce a rendere piacevole ed erotico il suo personaggio, senza trucchi e fronzoli.

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Il quinto potere un film di Bill Condon

Guerra virtuale

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(Da vedere? Si)

Se Shakespeare diceva “Date a un uomo una maschera e vi dirà la verità”, oggi potremmo dire “Diamogli un finto account o un sito e vi dirà anche di più di quello che vorreste sapere”. William Condon è riuscito a raccontare una storia veramente complicata e controversa in maniera impeccabile, senza prendere le parti di nessuno dei contendenti, allo spettatore spetta decidere, dopotutto ognuno di noi vede la sua verità. Mantenere l’imparzialità è una cosa difficilissima, forse Assange stesso non sarebbe affatto d’accordo con me. Da questo film lui ne esce come un visionario che ha perso la visione, inebriato dal potere. Il film inizia un po’ in sordina, la prima parte è molto noiosa da seguire, troppe chat e messaggi, poco reale ma poi tutto prende forma e comincia ad avere un senso.

La vita stessa dei protagonisti cambia, dalle stalle alle stelle, per dirlo con una frase fatta. Quella a cui assistiamo in questo film è una vera e propria guerra cibernetica, che come arma usa l’informazione. Dopotutto “Voi nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.

L’intento di Assange è sicuramente nobile, ma non bisogna mai dimenticare che l’obiettivo primario del sito avrebbe dovuto essere quello di proteggere sempre le fonti ed evitare “Omicidi collaterali”. Tanti sono i quesiti morali a cui sottopone lo spettatore questo film:

Fino a che punto la mia libertà non va a ledere la libertà di qualcun altro? 
Quanto può essere pericoloso il potere senza controllo?
La censura è veramente sempre sbagliata ?

Sicuramente Assange, o più probabilmente Daniel Berg si saranno posti queste o mille altre domande simili alle mie, ognuno traendo le proprie conclusioni.
Nel film emergere la vita dell’eroe, fatta di sacrificio in nome del proprio ideale, a discapito di tutto, persino della propria famiglia, infatti solo dalla “passione di quelle poche anime coraggiose … che furono impiccate” sono nate le rivoluzioni del passato e dai martiri moderni nasceranno le rivoluzioni future, perché come da stessa ammissione di Assange “la rivoluzione non è altro che la lotta che avviene tra il passato e il futuro.”
Su questo punto non sono convinta, le guerre avvengono da sempre per gli stessi motivi: fama, potere e denaro.
Possono essere chiamate guerre sante o missioni di pace sono sempre guerre,  alla fine molti innocenti muoiono inutilmente. Non credo esista una guerra giusta.
Tornado al film ho apprezzato moltissimo la scelta degli attori in particolare di Benedict Cumberbatch nel ruolo di Assange che ha dato un interpretazione molto verosimile di come Julian possa essere nella realtà e non è stato da meno Daniel Brühl nel ruolo di Daniel Domscheit-Berg, anche se il suo personaggio era probabilmente più semplice da interpretare.
Mi ha colpito in modo molto positivo il personaggio di Sarah Shaw e mi auguro che veramente esista una persona del genere al servizio della casa bianca.
Ho chiuso gli occhi quando Berg ha fatto quello che ha fatto e in questo caso posso dire che nonostante “… passi tanto tempo fianco a fianco con una persona, non hai idea di chi tu abbia davanti”.
Non posso dire chi abbia torto o ragione perché la verità dopotutto non esiste è sempre negli occhi di chi guarda.
Ottimo film, da vedere ma con concertazione e non dopo una giornata pesante di lavoro, piccolo appunto sull’audio che non so se dipende da Sky, ma si alza e si abbassa in maniera discontinua alterando momenti dove non si sente quasi nulla a momenti dove la musica parte e se non si sta attenti si sveglia il vicino.

(articolo scritto il 25 ottobre 2014 prima che nascesse il blog)

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Scusate se esisto! un film di Riccardo Milani

COMMEDIA ALL’ITALIANA … CON QUALCOSA IN PIU’

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Voto ( 7 su 10)

Da vedere? Si 

I film italiani si dividono prevalentemente (salvo rare eccezioni) in due tipologie: filosofico introspettivi e becere commedie. In entrambi i casi troviamo sempre la stessa casta ristretta di attori che il pubblico già conosce e segue. In quest’ultimo aspetto apparentemente “Scusate se esisto!” non fa eccezione, troviamo infatti sul set la notissima Paola Cortellesi e il super avvenente Raoul Bova, che nonostante gli anni passino, non smette di fare la su bella figura. Il film ha una trama ben strutturata e fa quello che dovrebbe fare una commedia: divertire. Paola riesce a donare al suo personaggio una genuina simpatia rimanendo vittima di improbabili imprevisti non così lontani dalla realtà, come la difficoltà di essere donna di successo in un mondo di uomini banali ed ignoranti. Buona anche l’interpretazione di Bova che abbandona il ruolo di sex symbol femminile per interpretare un ruolo ben differente. Apprezzo tanto la scelta del regista di impiegare attori non professionisti che appartengono ai quartieri in cui il film è girato: in questo modo viviamo  uno spacco di realtà ancora più significativo. Un film che fa bene al cuore con diversi momenti amaramente divertenti, in cui alla fine anche se la speranza per il futuro non è rosea, resta sempre la forza determinante di ogni scelta, perché in fin dei conti, come diceva Judy Garland nel mago di OZ, “Nessun posto è bello come casa“.

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Info su KM VERDE

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Hunger games il canto della rivolta – parte 2

L’amarezza degli addii

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(Voto 8 su 10)

Da vedere? Si (Ricordiamo che è una saga)

Le aspettative per quest’ultimo capitolo erano tante e non sono state disattese. Un epilogo molto fedele ai libri da cui è tratto, che riesce a dare paradossalmente di più delle pagine scritte. Un susseguirsi di scene d’azione ben realizzate in un improvvisato ed inquietante campo minato. Un film che fa ancora più effetto in un periodo come il nostro, dove le parola guerra echeggia minacciosa da ogni media esistente. Emerge chiaramente come l’ottusità dell’uomo non sembra avere limiti e che potere e ricchezza siano demoni insaziabili di miseria e sangue. La speranza è ciò che resta e dalle ceneri di un vecchia era potrà forse un giorno nascere un mondo migliore.

Katniss

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