Il caso Spotlight un film di Tom McCarthy

NON SOLO NUMERI, DOVE SONO LE

EMOZIONI?

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I fatti trattati da questo film sono sconcertanti e suscitano sdegno, delusione e rabbia nei confronti della chiesa e del suo potere. Tuttavia, benché le tematiche siano molto forti, il film risulta lento, macchinoso e poco coinvolgente, appare più come un documentario, privo di emozionalità. I personaggi sono piatti, confusi e talmente tanti da perdere di significato e di profondità. Addirittura i cronisti protagonisti, non hanno una loro identità, non si capisce chi sono, cosa fanno oltre ad indagare sul caso. Tutto è troppo burocratico, statistico e sterile. Il fatto che il film abbia avuto molta risonanza agli oscar a mio avviso può dipendere dal tema più che dal modo in cui è stato trattato. L’obbiettivo di McCarthy era probabilmente quello di esaltare il coraggio di persone comuni che usano il proprio lavoro per fare giustizia, ma nel farlo e nel censurare ciò che c’è dietro ha trasformato il tutto in un lungo servizio da notiziario, che spiega poco e lascia tutto molto in superficie. Il cinema è un’arte, un film deve suscitare emozioni, a me questo film ha lasciato solo sdegno per le vicende accennate ma non mi ha né colpito né tantomeno emozionato.

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Régression un film di Alejandro Amenábar

DELUDENTE 

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Una cittadina di provincia, una scabrosa denuncia. Da qui iniziano le indagini del detective Bruce Kenner. Attori dei fatti i membri di una famiglia fortemente disfunzionale, che dopo un lutto doloroso cerca pace nella fede senza tuttavia riuscirci. Ero curiosa di vedere questo film, che vede Emma Watson in un ruolo difficile e tormentato. In realtà la sua parte seppur centrale nella storia non le da così tante occasioni per apparire e la trama di per se è confusa. Vi sono elementi ansiogeni ma spesso si va a cadere sull’horror e il surreale. I personaggi sono superficiali, confusi e poco centrati. Difficile ricordare un nome oltre a quello di Angela e benché i fatti siano ispirati a una storia vera, non viene spiegato bene il meccanismo della regressione e le conseguenze a essa correlata. L’epilogo lascia non poche perplessità e non è chiaro dove il regista dove voglia andare a parare. 

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Zootropolis un film di Byron Howard

PUOI ESSERE QUELLO CHE VUOI

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Un mondo alternativo dove sono gli animali ad essersi evoluti, in grado di creare mestieri, città e coltivando sogni. Complesso, alternativo e coraggioso quello della piccola Judy, diventare un agente di polizia, in una realtà in cui a dispetto dell’evoluzione è difficile superare gli stereotipi tra prede e predatori: un coniglio sarà sempre codardo, tenero ed emotivo e una volpe furba, scaltra e manipolatrice? Un film d’animazione ben costruito, sarcastico, ironico e divertente, adatto a tutti, non solo ai bambini. Molti i messaggi, che toccano il cuore, uno fra tutti quello di credere in sé stessi e nei propri sogni, per quanto folli, ambiziosi ed anticonformisti. D’impatto il monito sull’amicizia, che può nascere dove meno te l’aspetti e di come a volte la cattiveria è solo il risultato di un cuore che non vuole soffrire più. Perfetti i personaggi, che incarnano satiricamente quello che per noi potrebbe essere il mondo animale. 

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Autori Contemporanei – La nuova Rubrica

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Dopo l’esperienza positiva dello scorso anno con #volaconme e  oggi con noi 

Le infinite vite di un’autrice ha deciso di dare ancora una volta spazio ad altri autori, grazie alla rubrica 

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Autori Contemporanei

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In questo spazio verranno segnalati scrittori esordienti e non, le nuove uscite o romanzi già pubblicati che non abbiano partecipato alle precedenti rubriche.

Se volete avere una segnalazione sul blog:

  • Chiedete via Fb il format da compilare per partecipare alla sezione 
  • Inviatelo compilato con la copertina del romanzo 

In cambio vi chiedo solo di 

 

I link delle segnalazioni verranno pubblicati sul gruppo “Scrivo perché mi piace” e sulla mia pagina FB

In base al numero delle adesioni saranno possibili aggiornamenti  

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The Dressmaker un film di Jocelyn Moorhouse

Surreale

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Un paesino nel bel mezzo del nulla, Dungatar. Gretto, arretrato e provinciale, schiavo di ignoranza, maschilismo e mediocrità. Nulla di buono può crescere tra l’aridità di quel deserto, eppure è lì che la grande stilista internazionale Tilly Dunnage è nata e decide di tornare. Ci si domanda da subito cosa la spinga a questo ritorno, la vendetta o la mera ricerca della verità su un oscuro passato ormai dimenticato?                                                                                                                                     Un film alternativo, che gioca di contrasti e paradossi. D’effetto gli abiti e la magia del trucco di scena, che gioca tra realtà ed illusione in un mondo che vorrebbe apparire bello ma non riesce a nascondere il marcio che lo domina. La trama appare strana, come l’epilogo inaspettato e spiazzante. Un film particolare, probabilmente non per tutti che cavalca una sottile ironia tra il surreale e l’onirico, svelando realtà meschine tra le pieghe drappeggiate di raffinato chiffon.

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