Tra gli uomini, il sesso spesso sfocia nell’intimità; tra le donne l’intimità spesso sfocia nel sesso.
(Barbara Cartland)




Giovanni lavora in un gruppo di consulenza (Think Tank) ad un progetto per favorire l’integrazione e ridurre il degrado nelle periferie delle principali città urbane europee. Di ritorno da uno dei suoi viaggi scopre che la sua bellissima figlia adolescente, Agnese, ha trovato un ragazzo ed il giovane, ironia della sorte, viene proprio da una di queste realtà periferiche. Allarmato dalla notizia decide di pedinare la ragazza e nel tragitto ha un incontro/scontro con quella che si rivelerà essere proprio la madre di Alessio, Monica. Una commedia divertente e leggera, da un lato il falso perbenismo delle classi agiate, le quali salvano il mondo a parole dall’alto del confort dei loro uffici di design e dei loro abiti griffati e dall’altro lato le realtà popolari, in cui dietro a tatuaggi, delinquenza e violenza emerge una sorta di “pigrizia” verso il cambiamento. Come in ogni film italiano che si rispetti non si può fare a meno di un pizzico di sentimentalismo, nel caso in questione l’amore può sbocciare ovunque ed a tutte l’età, per quanto sfuggente ed effimero. Degni di nota i personaggi interpretati da Paola Cortellesi ed Antonio Albanese, ancora una volta insieme in una commedia che merita di essere guardata.





Miguel ha un sogno nel cuore, un richiamo irrefrenabile verso la musica. La sua numerosa famiglia tuttavia ha bandito quest’arte da generazioni. Nel giorno dei morti, molto sentito nei paesi messicani, Miguel decide a dispetto di tutto di esibirsi in un contest musicale nella piazza principale del suo paese. Le cose tuttavia non vanno come pianificato e Miguel rimasto senza strumento musicale decide di trafugare la chitarra del celebre musicista e suo idolo, Ernesto de la Cruz, attivando così una maledizione che lo porta nel regno dei morti. Un film d’animazione come non se ne vedono da tempo, divertente, originale e magnetico. Una storia che parla di valori e di sentimenti importanti, del peso ma anche dell’importanza della famiglia, di rancori, di sogni e di amori infranti, del legame profondo tra arte ed amore, della vera passione che non nasce dal mero consumismo ma da sentimenti puri come il profondo affetto tra un padre e una figlia. Un film sulla famiglia e per la famiglia in un epoca dove certi legami affettivi spesso si perdono sulla vanesia strada per il successo, che può rivelarsi triste, solitaria, ipocrita, sterile e crudele.

“A voi sembra carino. Pensate di avere un legame autentico, quindi gli date da mangiare, li vestite. A un gatto non importa se siete vivi o morti finché qualcuno gli da dei croccantini due volte al giorno, eppure la gente ha un bisogno così disperato di attaccarsi a qualcosa che si accontenta di quello che c’è. Ma per quanto tu possa sentirti solo un gatto non è una persona.”


Con questo monologo forte, cinico e in controtendenza Kevin Spacey apre in modo imprevisto questo film d’intrattenimento. Al di là dell’inizio provocatorio ci troviamo ad assistere al classico film di scambio di personalità, in cui un rampante uomo d’affari rischia di perdere le cose veramente importanti in nome del prestigio, ma grazie ad una mistica avventura extracorporea forse riuscirà a capire cosa conta veramente. Un film banale nel complesso, con effetti speciali penosi in cui il gatto protagonista è impegnato in rocamboleschi salti volanti ed attività per nulla feline. Un cast tuttavia interessante che tiene la scena, in primo luogo il controverso Kevin Spacey affiancato dalla dolce e sensuale Jennifer Garner. Impressionante la somiglianza tra la Garner e la giovane Malina Weissman che sembra effettivamente la figlia della protagonista. Per il resto nulla di speciale in un film che si fa guardare in un pomeriggio d’inverno, con la famiglia e i bambini, una versione alternativa di “A Christmas Carol” senza fantasmi ma con tanti gatti.


Ecco ci risiamo, un’altro fine anno e quell’immancabile desiderio di scrivere qualcosa di davvero profondo o intelligente, quasi doveroso se vuoi venderti al mondo come autore… ma diciamo la verità di rado si riesce a fare la differenza! Impossibile essere come ci vorrebbero e anche se ci si riuscisse si apparirebbe pure antipatici! Allora al diavolo! Quest’anno niente profondità o belle parole, le hanno già scritte i grandi! Io sono solo io e auguro a chi mi vuole bene un 2018 sereno, non per forza straordinario ma unico nella sua semplicità. Sappiamo tutti che il domani è un mistero e che nel bene o nel male nessuno può sapere cosa accadrà, che per mille propositi forse ne manterremo un paio, che ci saranno momenti tristi, momenti felici e che a Dio piacendo il prossimo anno saremo qui a fare bilancio. Già perché la vita è la vita, finché c’è si gioca a carte sempre coperte, inconsapevoli ma coraggiosamente. Quindi credo che non sarà il cambio anno a portare cambiamento ma il provare a giocare in modo nuovo o diverso sempre se quello vecchio non ha funzionato. Quindi AUGURI e fiorite come fanno i fiori dimentichi e disinteressarti della bellezza degli altri, io dal canto mio per dirne una cercherò di scrivere, cercando di non pensare a chi ha scritto prima, dopo o durante… ma a scrivere e basta! Buon anno a chi avrà almeno la pazienza di leggere il mio post ed è felice di avermi anche solo incrociato nel suo cammino ![]()
