Io, blogger

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Volevo semplicemente dire grazie a tutti i blogger che mi seguono. Siamo tutti simili, abbiamo una passione nel cuore e tanta voglia di raccontare e urlare al mondo le nostre idee, i nostri sogni.

In una realtà  dove conta di più cosa pensano gli altri ci vuole coraggio a rimanere se stessi, inseguendo sogni che sembrano più fragili di un castello di sabbia.

Vale comunque la pena provarci anche solo per il gusto di farlo, non voglio più scrivere di nascosto ma per chi avrà la pazienza e la voglia di leggermi.

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I personaggi di “Un male immenso”

Rossana, giovane apprendista in uno studio legale vittima forse di una famiglia troppo presente, con un carattere troppo accomodante, che non le ha dato la possibilità di fare delle scelte da sola. Innamorata di un uomo bello fuori ma terrificante dentro. Nata in una nazione, con poche prospettive, in un Italia che offre poco se non la speranza.

Flavio, giovane “aspirante scrittore”, ma nei fatti  un play boy senza sentimenti. Innamorato più di sé stesso che di tutto il resto, simbolo di come l’apparenza possa nel lungo termine valere molto meno della sostanza.

Saverioavvocato di successo, apparentemente cinico ed imperturbabile. Si trova a fare i conti con qualcosa che non si aspetta, qualcosa di oscuro e miserabile.

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Penelope, migliore amica di Rossana. Presente e paziente come solo una vera amica sa essere. Una ragazza con una sofferenza antica nel cuore che l’ha resa più forte e le permette di aiutare la sua amica in difficoltà.

La mamma di Rossana, ho deciso volutamente di non darle un nome, perché è semplicemente il tipo di mamma che io non ho avuto e la mamma che vorrei essere. Fare la mamma secondo la mia opinione non ha nulla a che vedere con l’essere infallibili o l’essere delle super donne (il più delle volte isteriche), ma coincide con l’accettare i propri errori e non essere solo capaci di giudicare ma soprattuto di capire. Prima di ogni cosa non deve mancare la volontà di esserci.

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Tutto qui?

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Recensione “Frozen” di  Chris BuckJennifer Lee

(Voto 4 su 10)

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Insomma vista la pubblicità su questo film, il numero infinito di gadget e premi non nego che le aspettative era molto elevate.

Esilarante il trailer, che riesce ad esaurire le poche scene divertenti.

Si tratta in buona sostanza di un musical privo di una vera e propria trama, non vi è nemmeno un cattivo ben definito.

Con gli elementi in gioco si sarebbe potuto fare molto, ma molto di più!

Non ci ho visto nulla di speciale, anzi ad un tratto mi sono chiesta come mai stessi guardando un cartone animato, che al di là del pupazzo di neve simpatico ed ai vestiti favolosi delle principesse non aveva molto di più di una storia per bambine molto piccole.

Non vi è un messaggio nascosto, una morale… Non c’è nulla, solo tanto ghiaccio che poi si scioglie, come le mie speranze sul film.

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Il cuore del Natale, non cambia ma si trasforma

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Recensione del “Il figlio di babbo Natale

di Sarah SmithBarry Cook

(voto 3 su 5)

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Questo Natale ci andava di vedere qualcosa di nuovo, che potesse piacere anche al nostro piccolino. Ci troviamo a guardare questo simpatico film di animazione, divertente è non scontato.

Tre generazioni a confronto e una sola missione: IL NATALE.

Nonno natale, Babbo Natale e i suoi figli: Steve, organizzato e tecnologico e Arthur, goffo e imbranato, aiutati da milioni di buffi elfi, che ricordano un po’ i minion di Cattivissimo me.

Nella programmazione perfetta di Steve accade però un imprevisto, sfugge un pacco e su tutto il mondo una sola bambina non avrà il suo regalo.

Parte allora la missione impossibile di Arthur, timoroso di tutto che nel nome di ciò in cui crede parte alla volta della casa della piccola Gwen, accompagnato da nonno Natale, scorbutico vecchietto decisamente svalvolato in cerca della fama e della gloria ormai passata.

I temi trattati sono tanti: la diffidenza verso le nuove tecnologie molto utili, ma prive di umanità e sentimenti.

La paura di invecchiare ed essere messi da parte e la voglia di emergere delle nuove generazioni.

La cosa importante però è che nessun bambino venga dimenticato, non importa in che modo il pacchetto venga consegnato. Ogni bimbo è importante e merita di essere felice ogni giorno, ma in particolare il giorno di Natale.

(Cit. Io non sapevo di quella questione dei missili di cuba… Nonno Natale)

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Scioccamente poetico

La mia recensione di

 “L’ incredibile storia di Timothy Green” di Peter Hedges

(Voto 4 su 10)

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Ho deciso di vedere questo film solo grazie alla presenza di Jennifer Garner, che amo molto come attrice. Sinceramente non posso dire che sia bello, la trama non sta in piedi e neanche con la più fervida immaginazione si potrebbero giustificare molte cose.

Lasciamo stare che vuole essere una fiaba fantastica, ma fare il genitore è molto più difficile e complicato.

Troppo facile iniziare con il bimbo perfetto dei nostri sogni, già grande per giunta … Saltandosi tutti i primi anni, di urla e strepiti. L’adozione è poi un percorso ancora più difficile e delicato, nessuno si trova con un figlio dall’oggi al domani.

Ogni bambino nasce unico e speciale per vivere la vita a modo suo, non per realizzare un sogno infranto di un genitore o per essere usato come trofeo da esibire.

Questi ultimi due aspetti dopo tutto sono il messaggio del film, ossia che non esistono il figlio perfetto o il genitore perfetto, l’importante è amare ed essere amati.

A dispetto della trama gli attori sono molto bravi e convincenti, in particolar modo CJ Adams che interpreta Timothy Green e la giovane Odeya Rush nel ruolo della prima fidanzata.

Poetico e onirico, da prendere così com’è, una fiaba sui buoni sentimenti che insegna che la cosa peggiore di avere un bimbo che monopolizza la tua vita è il non poterlo avere.

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