La cultura incel: il lato oscuro del web che i genitori non conoscono

Approfondimento su alcuni temi della serie Adolescence

Nel secondo episodio della serie il figlio di uno dei detective, in maniera un pò goffa fa accenno alla cultura Incel e ad un linguaggio criptatto tramite le emoticon che appare come amichevole ma nasconde invece insulti pesanti. A mio parere non è stato spiegato bene e quindi vorrei fare un piccolo approfondimento.

Incel è l’abbreviazione di “involuntary celibates” (celibi involontari). Si tratta di uomini, spesso giovani, che credono di non riuscire ad avere relazioni sentimentali o sessuali a causa dell’aspetto fisico o delle dinamiche sociali. Questa comunità è nata online e, nel tempo, si è radicalizzata, sviluppando una visione misogina delle donne e delle relazioni. Le credenze principali degli incel si basano sulla teoria di Pareto, applicata alle relazioni. Secondo questa visione, il 20% degli uomini più attraenti, chiamati Chad, ha accesso alla maggior parte delle donne, mentre l’80% degli uomini “normali” viene sistematicamente rifiutato. Questo ha alimentato frustrazione e una percezione molto negativa delle donne belle, considerate superficiali e interessate solo allo status e al denaro. Gli uomini brutti vengono definiti blackpill, e nella comunità incel si sostiene che non abbiano alcuna possibilità di migliorare la loro situazione. Sono considerati destinati alla solitudine o, nella migliore delle ipotesi, ad avere solo gli “scarti”, ovvero donne brutte che, secondo questa visione distorta, dovrebbero essere grate di essere prese in considerazione e accettare di essere trattate male, poiché non sono Stacy, le donne attraenti e molto ambite, che scelgono solo i Chad.

Il fenomeno è pericoloso perché alcuni membri estremisti della comunità incel hanno commesso atti di violenza, come nel caso di Elliot Rodger, che nel 2014 ha ucciso sei persone per vendicarsi delle donne che lo avevano rifiutato. Inoltre, questa mentalità vittimista impedisce ai giovani di lavorare su sé stessi e li porta a coltivare rancore verso le donne e la società, spingendoli a cercare comunità che rafforzano il loro risentimento anziché aiutarli a superarlo.

Questa ideologia si sta diffondendo anche tra ragazzi molto giovani, come nel caso di Jamie, attraverso forum online come Reddit, Discord, 4chan, ma anche tramite TikTok, YouTube e meme. È sempre più comune sentire alcuni di questi termini nel linguaggio dei ragazzi, spesso senza che loro ne capiscano la vera origine. Talvolta li ripetono semplicemente per gioco o per sentirsi parte di un gruppo, senza rendersi conto che derivano da un’ideologia tossica.

Nella serie, per esempio, a dispetto del fatto che Jamie neghi di essere un incel considerandolo un insulto adotta comportamenti misogini. Gli vengono mostrate delle foto di modelle più grandi, su cui su Instagram ha lasciato commenti misogini e aggressivi, sebbene non vengano riportati nel dettaglio. Inoltre, nel raccontare il rifiuto di Katie, si fa riferimento al fatto che lui la considerasse una possibile ragazza per sé non per un sentimento reale, ma perché, essendo stata vittima di revenge porn, ai suoi occhi appariva più vulnerabile e accessibile, non più popolare come prima.

Questa mentalità distorta non solo alimenta odio e frustrazione, ma rende anche più difficile per i ragazzi sviluppare relazioni sane e rispettose.

Cosa si può fare per contrastare questa cultura?

Educare i ragazzi a riconoscere questi schemi e a sviluppare un pensiero critico è fondamentale. Parlare con loro di ciò che vedono online, aiutarli a distinguere tra realtà e narrazioni tossiche, e mostrare loro modelli di mascolinità diversi da quelli propagandati da queste comunità può fare la differenza.

In conclusione, i social hanno amplificato la diffusione di queste correnti pericolose, che spesso restano sconosciute alle generazioni precedenti. Questa mancanza di consapevolezza può rendere difficile per i genitori monitorare e proteggere i propri figli, più di quanto non accadesse in passato. Siamo davvero pronti ad affrontare questa nuova sfida educativa?

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