Tra orrore e speranza: il viaggio di Adunni in Ladra di parole

Il libro di Abi Daré è un’opera contemporanea che, a prima vista, potrebbe voler cavalcare la cultura woke tanto in voga oggi, con tanto fumo e poco arrosto. Inizialmente ero scettica, ma devo ammettere che si tratta di un bellissimo libro. L’uso dell’italiano sgrammaticato nella traduzione, sebbene talvolta mi sia sembrato eccessivo, rappresenta un lavoro complesso per mantenere l’essenza dell’inglese popolare parlato dalle classi più povere in Africa. Al centro di questo romanzo c’è l’orrore: il destino tragico e inquietante di Adunni, una ragazzina venduta dal padre come moglie a un uomo anziano, in cambio di denaro. Nella comunità di Adunni, questa pratica è considerata normale, e il suo rifiuto viene percepito come un capriccio incomprensibile, persino dalla sua migliore amica, che vede nel matrimonio l’unica forma di realizzazione femminile. Adunni, invece, grazie alle raccomandazioni della madre, sogna una vita diversa: vorrebbe diventare un’insegnante e non dipendere da un uomo, essere libera grazie all’istruzione. Questo progetto, però, dopo la morte della madre, diventa più una chimera. Il destino di Adunni pare segnato, ma a seguito di eventi imprevisti la ragazza si vedrà costretta a fuggire da Ikati, il suo paese natale. Nel suo viaggio, tuttavia, scoprirà che la ricchezza non elimina la miseria, ma la nasconde solo meglio agli occhi degli altri. A perpetrare la crudeltà, infatti, non sono solo gli uomini, ma anche le donne, dimostrando che il circolo vizioso di potere, violenza e oppressione non conosce genere. Nel mondo di Adunni, però, non ci saranno solo persone crudeli, ma anche persone che sono dalla sua parte e disposte ad aiutarla. Un romanzo crudo ma anche disseminato di magiche scintille di speranza, l’ultima risorsa per rendere la sfida di vivere accettabile.

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