

The Substance è un film diretto da Coralie Fargeat, che vede come protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley. Racconta la storia di una celebre attrice sulla via del tramonto che, proprio il giorno in cui compie cinquant’anni, viene licenziata. A seguito di questo trauma, la donna ha un incidente d’auto dal quale esce illesa fisicamente ma distrutta psicologicamente. Uno dei medici che la visita intuisce la natura del suo problema e le mette nel cappotto una misteriosa chiavetta USB che promuove l’uso di The Substance, un farmaco rivoluzionario capace di sbloccare il DNA e ricreare una versione migliore di sé stessi. Il film è stato molto pubblicizzato, e il trailer è realizzato in maniera davvero accattivante. Guardando questa pellicola da un punto di vista logico-razionale, è facile trovarla assurda e allucinante. In un contesto di realismo, nulla di quello che accade qui ha plausibilità: il film sembra l’incubo di un folle, a tratti disgustoso ed eccessivamente splatter. Tuttavia, vista la grande performance recitativa di Demi Moore ed ad alcune sequenze molto incisive, non si può fare a meno di fermarsi a riflettere e guardare alla trama in maniera più metaforica e laterale. In questo modo, il film può acquisire punti e anche una ragione d’essere. Benché per me non sia un capolavoro e non credo che lo rivedrei, il film lancia dei messaggi importanti, i più evidenti contro l’assurdo accanimento sulla bellezza e giovinezza a tutti i costi, imposto prevalentemente al genere femminile per uso e consumo di un volgarissimo, crudele, detestabile e superficiale genere maschile. Oltre a questo, però, c’è anche l’accusa verso le donne di accettare le regole di questo “gioco a perdere,” quando, sebbene non sia possibile cambiare la società, si possono cambiare le proprie priorità. La protagonista, pur avendo vissuto una vita da star, non è riuscita a costruire nulla di concreto (cosa piuttosto insolita, in realtà): non ha né amici né famiglia; l’unica cosa che per lei conta è la fama e l’ammirazione del pubblico. Tuttavia, l’amore della massa è volubile ed effimero, proprio come la bellezza esteriore su cui la protagonista ha basato la sua vita. Pertanto, inseguirla a tutti i costi non può portare a un lieto fine. Non saprei dire se consigliarlo o meno: il messaggio poteva essere veicolato in modi molto diversi, con una trama più plausibile, lineare e con scene meno splatter e disgustose.

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