L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

L’insostenibile leggerezza dell’essere racconta le vicende che vedono come protagonisti quattro personaggi: Tomáš , Tereza, Sabina e Franz. Ad oggi non ho mai trovato un autore che scavi così in profondità nella psiche dei suoi personaggi al punto da chiedersi se sia verosimile che qualcuno abbia una tale consapevolezza dei “traumi” che governano le proprie azioni. Amaramente Kundera ci ricorda più volte che i suoi personaggi non esistono, pertanto è ragionevole pensare che la loro consapevolezza derivi proprio da questo. Io personalmente non ho gradito per nulla questi bruschi ritorni alla realtà in cui ci si limita a disquisire di filosofia. Stupefacente per contro la caratterizzazione del periodo storico in cui il romanzo è ambientato. Qui vi si tocca qualcosa di reale, qualcosa che immagino l’autore abbia sofferto per primo, qualcosa da cui non si discosta mai lo sguardo e cioè l’amara verità su com’era la vita nei paesi comunisti di fine anni ’70. Un altro aspetto che mi ha impressionata positivamente è come Kundera sia riuscito a mostrare con chiarezza come le medesime cose abbiano significati totalmente diversi a seconda dell’attore protagonista. Per Kundera non si nasce unici ma è il peculiare vissuto di ciascuno a generare l’unicità. Un altro messaggio rilevante del testo è che spesso siamo noi stessi a imporci un modello interiore utopico, molto lontano della realtà, spesso irrealizzabile, che alla lunga causa sofferenza e frustrazione. L’ultima parte del testo dedicata al rapporto tra gli uomini e gli animali tocca temi molto attuali al punto di aver raggiunto oggi un paradosso ovvero grande disperazione per la perdita di una bestiola e talvolta completa indifferenza per la perdita di vite umane.

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