NON FIDARSI È MEGLIO


Una storia semplice, quotidiana, quasi ordinaria. Un gruppo di amici di vecchia data si ritrova per una cena di gruppo. Ormai oltre la trentina sono quasi tutti sposati, fidanzati o con figli. Si percepisce sin dall’inizio che dietro ai sorrisi tirati, ogni famiglia nasconde i suoi problemi, tuttavia nessuno ne parla. Ogni cosa resterebbe così immutata, in bilico su un precipizio di verità dette e non dette se non fosse che Eva (casuale il richiamo biblico?) propone una sorta di gioco della verità “evoluto”: ogni commensale avrebbe dovuto condividere con il gruppo messaggi e chiamate ricevuti durante la cena. La trama è molto interessante, tuttavia il suo sviluppo appare surreale, non tanto per le verità nascoste che verranno a galla, ma più per la concomitanza degli eventi. Gioiellieri, tecnici di PC, amanti e parenti tutti a telefonare o a scrivere dopo le 22.00 di sera, molto improbabile se non impossibile. A parte questo, con l’evolversi della cena, le vite dei protagonisti si rivelano tra l’apatia e la noia della vita coniugale o genitoriale, mostrando come ogni equilibrio sia maledettamente instabile e coloro i quali ricoprono i ruoli di migliore amico o compagno di vita si possano rivelare in pochi attimi dei perfetti sconosciuti.


Un pensiero su “Perfetti sconosciuti un film di Paolo Genovese”